Marò, il perito Luigi Di Stefano: “Avevamo ragione noi. Se l’Italia ora non si muove è complice”

11 settembre 2015, Andrea Barcariol
Marò, il perito Luigi Di Stefano: “Avevamo ragione noi. Se l’Italia ora non si muove è complice”
Sugli ultimi sviluppi della vicenda Marò, IntelligoNews ha intervistato l’ingegnere Luigi Di Stefano, che da subito si è occupato dell’episodio e ha presentato una perizia difensiva sui due fucilieri, illustrata anche alla Camera dei Deputati.

Documenti indiani scagionano i Marò. Siamo alla svolta?

«Ho seguito dall’inizio la vicenda e quando l’India ha consegnato questi documenti al Tribunale del mare di Amburgo, ho chiesto di poterli vedere e loro me li hanno inviati subito. Da questi documenti risulta quello che abbiamo sempre sostenuto: l’inconsistenza delle accuse. La perizia balistica è ridicola così come l’analisi del peschereccio, fatta in due pagine senza un numero e così via».

Oggi però si parla in particolare di proiettili diversi da quelli in dotazione ai Marò.

«E’ la cosa che è emersa per prima a marzo 2012, però allora si trattava di un documento portato in Italia da un nostro giornalista, avuto in modo irrituale, senza fonte sicura. Adesso questo documento, identico, è stato allegato dall’India insieme agli altri presentati ad Amburgo e quindi diventa un documento ufficiale e non smentibile, dal quale risulta che i proiettili non sono quelli dati in dotazione ai Marò».


Nel documento si parla anche del Gps del peschereccio indiano che non fu consegnato subito.

«Già lo sapevamo, stavolta però ci sono i documenti ufficiali che cambiano completamente la prospettiva. Gli indiani avevano fatto filtrare sapientemente sui media una parte di questi documenti per avvalorare la tesi della colpevolezza dei Marò, ma il contenuto intero è rimasto per oltre 3 anni dentro i cassetti. Fortunatamente adesso sono usciti fuori. Avrà visto che ci sono anche testimonianze fotocopia e cambiano solo i nomi. Queste sono armi in più per l’Italia per sostenere che l’impianto accusatorio è campato in aria e non reggerebbe in nessun tribunale».

Possono essere le prove decisive per scagionare i Marò?


«Certamente, purché l’Italia si decida a proporre una difesa. Al Tribunale di Amburgo l’India si è presentata con un documento di 70 pagine e 56 allegati, dichiarando perentoriamente la colpevolezza dei Marò, mentre l’Italia non ha presentato nulla. In qualsiasi processo serve la difesa».

Negligenza o non c’è la volontà di non intervenire seriamente?


«Per l’Italia c’è sempre una scusa, loro dicono che il Tribunale di Amburgo si doveva occupare solo di giurisdizione, quindi l’India presentando un documento scritto ha commesso un abuso e il Tribunale accettandolo ha commesso una leggerezza perché era fuori dell’oggetto del contendere. Fatto sta che l’India lo ha presentato e adesso l’Italia si deve difendere, i documenti sono tantissimi per dimostrare che l’impianto accusatorio è inconsistente. Se l’Italia all’Aia non difende i Marò, neanche avendo in mano i documenti che sono sempre stati negati agli avvocati difensori e alla magistratura, allora diventa complice. Non ci sono più altre spiegazioni».

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