I morti in Ucraina sfiorano quota 8.000: teatro degli orrori e degli errori

11 settembre 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

Mentre Putin, Merkel, Hollande e Poroshenko fissano a ottobre il prossimo summit sull’Ucraina, continua ad aggravarsi la situazione nella regione orientale, dilaniata da oltre un anno da un aspro conflitto tra gruppi armati ribelli e forze filo-governative. Tocca ancora una volta all’ONU puntare i riflettori sulla vicenda con la pubblicazione di un nuovo rapporto che parla di quasi 8mila morti dall’inizio del conflitto.

I morti in Ucraina sfiorano quota 8.000: teatro degli orrori e degli errori
Le maggiori violazioni di diritti umani si registrano nei territori sotto il diretto controllo dei ribelli filo-russi, la Repubblica di Donetsk e quella di Lugansk, che occupano la parte più consistente delle 44 pagine del documento rilasciato dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani di Ginevra. Uccisioni, rapimenti, torture, abusi e violenze sessuali sono ormai all’ordine del giorno. La carenza di cibo e di medicinali, causata dalle restrizioni imposte ai cargo provenienti dall’estero, mina la sopravvivenza degli abitanti. Chi vorrebbe fuggire in cerca di condizioni migliori deve fare i conti con le limitazioni alla libertà di movimento derivanti da un ordine temporaneo emesso dalle autorità locali per controllare gli spostamenti della popolazione, i cui diritti civili, politici, economici e sociali vengono costantemente negati e calpestati senza ritegno alcuno.

La scure delle Nazioni Unite si abbatte anche sulle istituzioni territoriali di cui si sono munite le due Repubbliche. Tribunali e amministrazioni locali giudicati ‘contrari al diritto internazionale’, soprattutto a causa di processi sommari e testimonianze estorte sotto tortura, mancanza di investigazioni imparziali e personale carente o impreparato. “Sono particolarmente preoccupato dalla sentenza di condanna a 20 anni per il video-reporter ucraino Oleh Sentsov, il cui processo è stato compromesso da diverse irregolarità”, ha detto il capo dei Diritti Umani, Zeid Ra’ad al Hussein, commentando la pubblicazione dell’undicesimo rapporto sulla situazione in Ucraina presentato dal suo ufficio. “C’è ancora molto da fare per proteggere i civili e fermare le ostilità in corso”.

Un vero e proprio teatro degli orrori, ma anche degli errori internazionali. Mentre le cancellerie europee sembrano rimaste impantanate nel discutere e negoziare un compromesso che stenta a materializzarsi, la Russia continua a trovare terreno fertile per l’invio indisturbato di armi e munizioni ai ribelli, alimentando un conflitto locale che rischia di passare inosservato nel generale silenzio dei media.
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