Soldi: come individuare le obbligazioni subordinate

12 agosto 2016 ore 8:37, Luca Lippi
La domanda che assilla i risparmiatori da diversi mesi, specie dopo l’introduzione del Bail-in, è quella di raccogliere informazioni circa la natura dei propri investimenti, specie quelli obbligazionari.
Si dà per scontato che il sottoscrittore di azioni sia consapevole del rischio massimo di perdita totale del capitale investito, è nella natura dell’investimento azionario, ma meno consapevolezza si pretende riguardo l’investimento obbligazionario (a torto perché da sempre “prestare” soldi a un creditore potenzialmente insolvente può significare non riavere indietro il proprio denaro).
Tuttavia la consapevolezza (sempre errata) che le banche non possono fallire è svanita totalmente con l’introduzione del bail-in del 1 gennaio 2016.
Le obbligazioni “criminalizzate” sono quelle subordinate, e spesso il risparmiatore non riesce a individuarle.
Come si individua un’obbligazione subordinata?
In realtà l’indicazione che si cerca è nel prospetto informativo da sempre, magari non in prima pagina ma c’è, e chiunque può trovarla.
Il prospetto informativo accompagna e spiega le caratteristiche del prodotto finanziario che si è acquistato.
Le banche si cautelano sempre di far firmare al cliente la presa visione del prospetto informativo. Anche se poi, magari, il documento si perde in qualche cassetto, a casa o in banca. Allora il cliente deve richiederne copia. E poi cominciare la caccia. 
Bisogna sfogliare alla ricerca di voci del contratto che fanno riferimento al livello di garanzia. Se la sottoscrizione del contratto è relativamente recente, c’è scritto proprio “livelli di garanzia”, perché l’obbligo della dizione italiana è recente. Se il contratto è datato, invece di livello di garanzia l’espressione da cercare è “seniority”.
A questo punto si cerca la parolina che segna lo spartiacque tra la serenità (sempre relativa quando si parla di investimenti finanziari) e la preoccupazione. Che è giustificata, sia chiaro, solo se il soggetto emittente è in difficoltà di gestione e patrimonializzazione, altrimenti anche l’obbligazionista subordinato può stare relativamente sereno. 
Ebbene se sotto il capitolo “livello di garanzia” o “seniority” si legge l’espressione “senior”, significa che quella che abbiamo sottoscritto è un’obbligazione ordinaria. Altrimenti si legge la parola “subordinata”, in italiano o in inglese.
E non finisce qui. Perché all’interno della categoria delle obbligazioni subordinate ve ne sono a maggiore e minore rischio.

Soldi: come individuare le obbligazioni subordinate

La parola stessa "subordinata" indica un titolo obbligazionario, il cui pagamento delle cedole e il rimborso del capitale, possono essere soddisfatti solo dopo aver corrisposto quanto dovuto agli altri creditori (non subordinati).
Pertanto, in caso di particolari difficoltà finanziarie dell'emittente, le loro sorti dipendono dalla soddisfazione degli altri creditori non subordinati (o subordinati a livello inferiore).
Per tale rischio, quindi, il titolo dovrebbe rendere più di un'obbligazione ordinaria, ma tale aspetto non si è registrato nei titoli emessi da alcune banche poste in liquidazione.
A questa categoria di obbligazioni appartengono varie tipologie che dipendono dal grado di subordinazione del titolo stesso e cioè caratterizzato da un maggior o minor rischio.
Nella fascia "meno" a rischio troviamo cosiddette Lower Tier 2, in cui le cedole (fisse o variabili) vengono sempre pagate alla data prevista e sono bloccate solo in caso di insolvenza dell'emittente. Hanno scadenza compresa fra 5 e 10 anni.
Nello stesso grado di subordinazione seguono le cosiddette Tier 3, che variano solo per una scadenza inferiore rispetto alle precedenti (inferiore ai 5 anni).
Al livello successivo troviamo le Upper Tier 2, più rischiose rispetto alle precedenti perché prevedono la possibilità per l'emittente di bloccare il pagamento delle cedole in caso di profitti insufficienti o in caso di sospensione dei pagamenti di dividendi sulle azioni ordinarie. Le cedole bloccate vengono, comunque, cumulate e corrisposte quando sarà ripristinata la situazione e/o risolto il problema economico dell'emittente che aveva determinato la sospensione del pagamento.
Infine, abbiamo le Tier 1, la tipologia più rischiosa. Questi titoli sono senza scadenza ed è facoltà dell'emittente rimborsarli in anticipo, dopo un certo periodo di tempo dall'emissione (10 anni).
Il rischio per il sottoscrittore è elevato perché:
- può essere annullato il pagamento delle cedole (non solo sospeso);
- se l'emittente subisce perdite che ne compromettono la solidità patrimoniale, il capitale dei titoli viene decurtato, pro-quota, in rapporto alle perdite dell'emittente stessa.
Le diverse tipologie di obbligazioni subordinate non sono facilmente riconoscibili da parte del comune investitore.
Con l'introduzione del bail-in (in vigore dal 1° gennaio 2016) per le banche in dissesto, i possessori di questi titoli possono subire perdite, anche, ingenti.
Le obbligazioni subordinate, inoltre, trovano difficoltà nella vendita poiché ogni emissione ha particolari caratteristiche volute dall'emittente per propri scopi patrimoniali e spesso non possono essere scambiate su mercati.
Quando la situazione dell'emittente, quindi, diventa difficile il mercato diventa illiquido ed è piuttosto complicato liberarsene pur accettando una perdita di valore, al fine di evitare la perdita totale.
E’ comunque utile ricordare che i rischi dell’investimento non sono mai stati modificati, è cambiato il panorama di solidità del sistema che comunque al momento è stato messo in sicurezza, soprattutto, è emerso che il sistema bancario italiano è più solido di quello di altri Paesi dell’area euro, persino di quello tedesco.

autore / Luca Lippi
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