Dopo Springsteen anche Bryan Adams si "censura" per i gay (la politica che incontra la musica)

12 aprile 2016 ore 12:42, Andrea Barcariol
C'è una nuova tendenza nel mondo della musica che scombussola un po' le regole della "propaganda". Tutti ricordiamo infatti concerti e cantanti che dedicavano canzoni ed eventi ad una causa solitamente politica o semplicemente per manifestare la loro lotta per i diritti uno o dell'altro. 

Canzoni per l'Africa, contro l'apartheid, alcuni discorsi sul palco di famosi cantanti famosi erano anche a favore di questo o quell'altro candidato alla Casa Bianca ad esempio. Così fu anche per Miriam Makeba, “first lady della musica sudafricana", che cantò per Mandela e par i diritti dei neri oppure per Blur e Oasis (le due maggiori espressioni del Brit-Pop) che si esibirono in favore di Tony Blair in occasione delle elezioni inglesi del 1997. Nel 2000 Barbra Streisand si esibì in sostegno di Al Gore, il candidato democratico per le presidenziali USA di quell’anno. La star si schierò a favore di Gore dopo aver criticato il suo avversario, George W. Bush, per la sua posizione anti abortista. Il cantante inglese Elton John rese invece omaggio alla sua amica Lady Diana, vittima di un incidente stradale il 31 agosto 1997, con un riadattamento di Candle in the Wind, brano del 1973 composto a quattro mani con Bernie Taupin. Il 6 settembre 1997 Elton John eseguì il pezzo al funerale della Principessa, all’interno dell’abbazia di Westminster. 

Dopo Springsteen anche Bryan Adams si 'censura' per i gay (la politica che incontra la musica)
Ora la formula di queste espressioni sembra essere cambiata, non ci si esprime più a favore o in aiuto di qualcuno anzi, ci si auto censura e si annullano concerti ed eventi in protesta a leggi che non piacciono ai cantanti. Così è stato di recente per Bruce Springsteen, che se prima cantava per Barack Obama, ora si rifiuta di cantare per chi è contro i diritti LGBT. 

E sembra proprio che il Boss abbia aperto un nuovo capitolo sul rapporto tra cantanti e politica e a intraprendere le sue orme, a soli due giorni di distanza, è stato Bryan Adams che ha cancellato il concerto in programma martedì a Biloxi, in Mississippi, dopo l'approvazione della legge che dal prossimo primo luglio consentirà alle attività commerciali dello stato di non offrire servizi alle coppie gay. "Non posso esibirmi in uno stato dove ad alcune persone sono negati i diritti civili a causa del loro orientamento sessuale", ha detto il rocker canadese in una nota ufficiale.

Che sia solo l'inizio di un nuovo modo di protestare?
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