Renzi alla Camera non indietreggia ma "si farà da parte" se perde il referendum (dopo)

12 aprile 2016 ore 11:16, Americo Mascarucci
"Senza consenso del popolo trarrò conseguenze" . Lo ha detto e lo ha ribadito.
Il premier Matteo Renzi intervenendo alla Camera dei Deputati sulla riforma costituzionale è tornato a confermare che sul referendum di ottobre, quando i cittadini saranno chiamati ad approvare o meno il pacchetto di riforme varato dal Governo e giunto ormai in dirittura d’arrivo, si giocherà tutto. Se gli italiani voteranno no si ritirerà. 
"Vorrei confermare e ribadire quanto detto nei mesi scorsi – ha aggiunto Renzi - la nascita di questo governo è dovuta al fatto che il precedente era in una condizione di stagnazione, l'accettazione dell'incarico era subordinata all'impegno a realizzare una serie di riforme; nel momento in cui non vi fosse il consenso popolare è principio di serietà trarre le conseguenze". 
E’ un Renzi che appare sicuro di incassare il sì alle riforme anche se, rispetto a qualche mese fa, appare chiaro come il Governo sia indebolito da tutta una serie di circostanze che ne hanno minato il consenso. Il Premier tuttavia insiste sulla sua linea e non indietreggia di una virgola. Il referendum resterà, non un punto di arrivo, bensì di partenza anche perché in base all'esito referendario poi si capiranno anche le strategie in vista delle politiche del 2018.

Renzi alla Camera non indietreggia ma 'si farà da parte' se perde il referendum (dopo)
Renzi tuttavia non ci sta a passare per quello che ha incassato le riforme a colpi di maggioranza e a suon di fiducie. Ricorda che il percorso era iniziato in accordo con Forza Italia (che insieme alle altre opposizioni ha abbandonato l'aula) e che è stata questa poi a sfilarsi: 
"L'argomento che ha portato una parte di questo Parlamento a venire meno alla parola data non ha a che vedere con il contenuto della riforma come sarebbe legittimo ma ha a che vedere con il fatto che questo Parlamento ha eletto presidente della Repubblica Mattarella contro i desiderata del leader di quel partito medesimo" ha attaccato riferendosi a Berlusconi. E sul continuo ricorso alla fiducia ha aggiunto: "Non avevamo alternative che usare tutti gli strumenti messi a disposizione del regolamento per poter andare avanti, altrimenti sarebbe stato il blocco".
Tesi questa che ovviamente è confutata dalle opposizioni. 
C’è chi ha paventato dietro la riforma costituzionale del Governo il rischio di una limitazione della democrazia, tesi anche questa demolita dal Premier: "Dicono che legge elettorale e riforma consegnano le istituzioni a una sola forza politica. Ma la realtà è diversa perché questa riforma non mette in discussione tutte le maggioranze qualificate che restano o vengono rafforzate, come quella per eleggere il presidente della Repubblica. Ci saranno governi che durano 5 anni e consentono alle opposizioni di non fare teatrini e sceneggiate ma prepararsi a tornare al governo, sempre che ne siano capaci".
Del resto come detto la parola finale spetterà ai cittadini. E davvero il referendum mai come stavolta rappresenterà in ogni caso, e qualunque ne sarà l’esito, la "più grande prova di democrazia". 

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