Caporalato, madre e figlio in manette: lavoratori stranieri sottopagati e minacciati

12 aprile 2016 ore 11:01, Americo Mascarucci
Reclutavano e sfruttavano manodopera agricola con minacce e intimidazioni e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. 
Con queste accuse due persone, madre e figlio, sono state arrestate dai carabinieri di Brindisi in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della procura. 
Le accuse sono di concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravati. 
Ad un terzo indagato è stato notificato l' obbligo di dimora. Le indagini avrebbero consentito di accertare le responsabilità degli indagati dediti al reclutamento e alla gestione di manodopera agricola, sfruttata mediante minacce ed intimidazioni, approfittando dello stato di bisogno e di necessità dei lavoratori. Sarebbe stata documentata la sottoposizione dei lavoratori a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza e situazioni di alloggio particolarmente degradanti, a fronte di retribuzioni palesemente sproporzionate rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro effettivamente prestato. 
Si tratta di una indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana su un giro di reclutamento di mano d'opera agricola soprattutto tra cittadini stranieri. Una delle persone indagate, una donna di origini rumene, sarebbe riuscita a sottrarsi alle ricerche rientrando in patria.

Caporalato, madre e figlio in manette: lavoratori stranieri sottopagati e minacciati
Il caporalato, nell'accezione originaria del termine, è un antichissimo sistema di organizzazione del lavoro agricolo temporaneo, svolto da braccianti inseriti in gruppi di lavoro (squadre) di dimensione variabile (da pochi individui a diverse centinaia). Esso si basa sulla capacità del "caporale" (che può essere un dipendente del proprietario del fondo agricolo oppure un operatore indipendente) di reperire la manodopera adatta, per le prestazioni della quale competono tutti gli imprenditori agricoli di una determinata zona, di condurla sul fondo e di dirigerla durante l'attività lavorativa.
Il caporale agisce, di fatto, come un vero e proprio mediatore di manodopera, che si fa anche carico di governarne l'attività secondo le richieste dell'imprenditore agricolo. Il caporale ingaggia per conto del proprietario i braccianti, stabilisce il loro compenso del quale tiene per sé una parte (che gli viene corrisposta o dal proprietario o dai braccianti reclutati).
Tuttavia in epoca contemporanea, a seguito del crollo dei prezzi agricoli (dovuto alla concorrenza internazionale ed al contestuale aumento del costo della manodopera), la pratica del caporalato è progressivamente degenerata, trasformandosi da lecito sistema di organizzazione del lavoro agricolo in un'attività volta all'elusione della disciplina sul lavoro, mirando allo sfruttamento a basso costo di manodopera che viene fatta lavorare abusivamente ed illegalmente a prezzi di solito assai inferiori rispetto a quelli del tariffario regolamentare e senza il versamento dei contributi previdenziali.

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