In coma da 2 anni per un errore dell'anestesista (poi morta). Il marito: "Condannata così"

12 aprile 2016 ore 11:25, intelligo
Era il 6 maggio 2014 quando Catia Viscomi, giovane oncologa calabrese, entro in sala parto all’ospedale "Pugliese" di Catanzaro. Dopo aver dato alla luce il piccolo Aldo però Catia entrò in coma. Il motivo? Tutti gli apparecchi erano stati "silenziati" perché disturbavano l'anestesista di turno (morta sei mesi dopo l'accaduto per cause naturali).

Da quel giorno Catia è intrappolata in un letto d'ospedale senza la possibilità di vedere sorridere suo figlio venuto al mondo poco prima che lei andasse in debito d'ossigeno. La notte del 6 maggio 2014, giorno del parto di Caterina, infatti il volume degli strumenti era stato posto su “manuale”, anziché “meccanico”: per questo nessuno ha sentito che la donna stava andando in debito d’ossigeno. 
Ora sono due anni che il marito di Catia, Paolo Lagonia, chiede di sapere quello che è accaduto quella notte in sala parto e di accertare tutte le responsabilità. 

La prima inchiesta avviata era stata archiviata perché in attesa dei tempi della giustizia l’anestesista è deceduta. Per fortuna il giudice delle indagini preliminari di Catanzaro ha accolto la richiesta di prosecuzione delle indagini. 
Lagonia sostiene infatti che "le indagini non fanno passi avanti e che ci sono altri medici, in concorso con la Mazzei, che dovrebbero rispondere del danno neurochirurgico subito da mia moglie". Dopo il clamore mediatico suscitato dalla vicenda, il titolare della nuova indagine il sostituto procuratore di Catanzaro Debora Rizza ha nominato un collegio di periti per nuovi accertamenti sul caso di mala sanità. La speranza del marito è che la nuova inchiesta prenda finalmente in considerazione le patologie di cui soffriva l’anestesista Mazzei, mai interrogata per i fatti di cui è imputata. Come riferiscono i suoi colleghi, la dottoressa Mazzei da diversi anni aveva comportamenti anomali, caratterizzati da un "misticismo esasperato". 
 
Come emerge da un verbale riportato dal Corriere della Sera, una collega rianimatrice della Mazzei aveva raccontato un episodio che oggi fa riflettere: "La Mazzei è emotivamente instabile. Un giorno eravamo entrambe di turno in chirurgia pediatrica e lei, dopo aver preso in braccio un bambino per portarlo in sala operatoria, si inginocchiò davanti ai genitori dicendo: “Siamo tutti nelle braccia degli angeli". Antonio Raffaele Billa, medico di ostetricia e ginecologia, ha raccontato che “la dottoressa mentre si trovava in servizio nel reparto di chirurgia pediatrica, prima di un intervento, ha poggiato una immaginetta della Madonna sul petto di un bambino e ha invitato la madre a pregare prima dell’intervento, dicendo che se fosse andato male, la Madonna avrebbe portato il figlio in cielo così diventava un angelo”.

"Nessun cambiamento dal 7 maggio di due anni fa. L'abbiamo fatta visitare dai più grandi esperti anche internazionali ma nessuno ci ha dato speranze, sembra sia condannata a questa condizione, forse per sempre. Ha lasciato un vuoto incolmabile, a cui ripenso ogni mattina quando mi sveglio e non so dove trovare la forza per alzarmi ancora una volta. Poi guardo Aldo e decido di farlo per lui" ha detto il marito di Catia che ancora aspetta la verità.
autore / intelligo
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