Casaleggio, Di Stefano (CasaPound): "Cordoglio sì, ma occhio a cosa c'è dietro"

12 aprile 2016 ore 15:29, Adriano Scianca
"La casta? Si batte con la proposta corporativa, non con la democrazia del web". Lo afferma Simone Di Stefano, che a IntelligoNews traccia un bilancio politico della parabola di Gianroberto Casaleggio. Spiega il vicepresidente di Casapound Italia e candidato a sindaco di Roma: "La rete è una piazza libera, ma la politica non è un videogioco".

Che bilancio trarre dalla parabola politica di Casaleggio?

Casaleggio, Di Stefano (CasaPound): 'Cordoglio sì, ma occhio a cosa c'è dietro'
«Al di là dell'ovvio cordoglio, se si vuole tracciare un bilancio dell'operato di Casaleggio bisogna ricordare cos'è Casaleggio e Associati, chi sono i suoi partner, chi sono i suoi clienti. Bisogna vedere quello che c'è dietro»

E cosa c'è dietro?

«Io reputo che sia sempre bene fare attenzione agli interessi di privati, possono essere intenzionati a fare del lobbismo nello Stato influenzandone le decisioni».

Esiste però anche una ideologia di Casaleggio, quella della rete come soluzione di tutti i mali. In fondo CasaPound ha un aspetto “social” non indifferente, no?

«La rete è sicuramente una piazza libera, in cui ognuno ha le stesse possibilità. O almeno tali sono i social network. Diversa è la situazione per un blog come quello di Grillo, che è chiuso, ha i suoi iscritti etc. Ovviamente la rete non è la televisione. In Italia, su sette canali, tre sono di Berlusconi e quattro dominati dalle sinistre. Ma indubbiamente il web è uno strumento libero. Discorso è diverso è pensare a una “democrazia del web”, in cui le decisioni sono prese su un blog e vota gente che sta a casa in ciabatte sul divano, e clicca mentre mangia le patatine. La politica non è un videogioco».

E la polemica contro la casta? Un certo antiparlamentarismo è da sempre nel Dna di Cpi...

«La casta e il Parlamento, per quel che hanno rappresentato negli ultimi 70 anni, sono assolutamente da buttare. Il che non significa, come dicevo, affidarsi alla democrazia della rete. Se vogliamo una politica con più rappresentatività, allora alla Camera così come è concepita dobbiamo affiancarne un'altra che rappresenti il cittadino in base alla funzione sociale che esso svolge nella nazione. Non servono i blog, ma la proposta corporativa».


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