Addio Casaleggio, Geloni: "Un genio, ma inquietante. Ora M5s deve scegliere se diventare adulto"

12 aprile 2016 ore 16:38, Andrea De Angelis
È morto Gianroberto Casaleggio, l'imprenditore socio fondatore e presidente della Casaleggio Associati s.r.l., nonché cofondatore del Movimento 5 Stelle. Aveva 62 anni ed era malato da tempo, avendo subito anche un intervento alla testa, nell'aprile del 2014. Nelle ultime settimane si erano moltiplicate le voce del suo addio alla politica. Imprenditore nell'ambito del web, nel 2004 aveva fondato la Casaleggio Associati s.r.l. per diventare l'anno successivo curatore del blog di Beppe Grillo, che in quegli anni batté tutti i record di accessi. 
IntelligoNews ha raccolto il ricordo di Chiara Geloni, giornalista e già direttrice di YouDem, tv ufficiale del Partito Democratico...

Da giornalista ed esperta di comunicazione ha mai visto Casaleggio come punto di riferimento importante? 
"Sicuramente parliamo di una persona che aveva capito alcune istanze di cambiamento radicale che sono presenti nell'opinione pubblica e si era posto il problema di intercettarle ed organizzarle. Questo come politico glielo riconosco, anche se non condivido le risposte che lui ha formulato e organizzato. Come guru, viene chiamato così, della comunicazione, come teorico cioè di una democrazia digitale trovo che avesse degli aspetti abbastanza inquietanti. Una personalità con molti punti oscuri e che io confesso di non essere riuscita a capire fino in fondo". 

Anche la sua uscita di scena ne rispecchia il carattere? Se ne è andato in silenzio, restando come sempre dietro le quinte. 
"Sì, questa è una scelta immagino sua e della famiglia. La trovo molto rispettabile, ognuno ha il diritto di decidere come affrontare le malattie e ovviamente la morte. Se desidera vivere questo momento nella maniera più privata possibile, credo che sia nel suo pieno diritto farlo. Ha affrontato la malattia con grande discrezione e dignità".

Insomma non è un paradosso che l'uomo del blog e della rete resti fino all'ultimo istante nascosto. 
"Molti di noi che sono esposti in rete hanno a cuore la propria vita privata e la sanno tutelare". 

Addio Casaleggio, Geloni: 'Un genio, ma inquietante. Ora M5s deve scegliere se diventare adulto'
Tornando all'aspetto più politico,
 nell'ultima intervista a La Stampa Casaleggio disse che se il Movimento non si fosse affrancato dai suoi fondatori sarebbe morto. Oggi quelle parole assumono un significato ancora più forte? A chi parlava in quel momento?
"Non conoscevo abbastanza bene Casaleggio per sapere come avrebbe voluto che fosse interpretata questa affermazione. Certamente è un'affermazione lucida e giusta, di chi sa che è vicino alla fine. Descrive quello che si trova dinanzi il Movimento e che si sarebbe trovato davanti anche senza questa perdita molto grave. Il Movimento vede accumularsi diverse responsabilità sulle sue spalle, molte persone si fidano. Deve quindi decidere se rimanere un movimento di denuncia, che si riserva il ruolo della protesta e dello scardinamento del sistema, oppure trasformarsi in un soggetto che si assume responsabilità anche di Governo. Un compito che avrebbe avuto davanti comunque, con o senza Casaleggio". 

Questa vicenda umana cosa comporta in tal senso?
"Indubbiamente costringe ad affrontare la questione del diventare adulti, come succede quando si perdono i padri. Credo che accelererà questa necessità di scegliere". 

Cosa apprezzava di più di lui? L'aver capito prima di altri che la rete avrebbe superato la televisione? O di aver scelto un volto come Grillo per la sua operazione?  Quali sono stati i meriti del professionista Casaleggio?
"Indubbiamente la sua è stata una grande operazione politica, ha costretto tutto il sistema politico a confrontarsi con il Movimento. Un'operazione che ha degli aspetti di grande genialità. Non sono tanto d'accordo quando sento dire che la rete ha superato la tv per la comunicazione politica, ma indubbiamente il Movimento 5 Stelle ha inventato un modo di utilizzare la rete per fare politica, per partecipare. Una modalità che ha luci e ombre: è giusto che la politica usi la rete, ma non sono sicurissima che questa modalità di presenza sulla rete abbia migliorato le nostre modalità di interazione. Anzi, per certi aspetti ha anche peggiorato la partecipazione. Vedo più aggressività, meno limiti, più brutale il linguaggio comune della politica. A me intriga la sfida di studiare un modo di stare sulla rete che non sia subalterno al modo in cui c'è stato in questi anni il Movimento 5 Stelle, ma che rispetti un'identità diversa con una modalità di comunicazione diversa. Da questo punto di vista loro hanno vinto e quindi creato delle modalità abbastanza omogenee che a me non piacciono, il mio modo di fare comunicazione è certamente un altro. Non avrebbe senso essere ipocrita su questo".




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