Forconi. Il Golpe di Pinochet che cominciò con la rivolta dei Camioneros e tante altre storie

12 dicembre 2013 ore 10:55, intelligo
di Andrea Marcigliano
Forconi. Il Golpe di Pinochet che cominciò con la rivolta dei Camioneros e tante altre storie
“Se non ci fossimo stati Noi, sarebbero arrivati i Forconi” Aveva esclamato un Beppe Grillo trionfante all’indomani delle ultime elezioni che avevano visto la prepotente affermazione dei suoi 5 Stelle. A distanza di neppure un anno, i Forconi, però, sono arrivati, a dimostrare, tra le molte altre cose, il sostanziale fallimento dei Grillini. Incapaci di rappresentare, in Parlamento, le ansie e le istanze che rumoreggiano e ruggiscono ormai nel ventre profondo dell’Italia, troppo presi da ubbia sinistrorse della specie più vieta, ambientalismi e complottismi d’accatto, mania per le Sirene ed altre carabattole....Ed ormai sempre più palesemente affascinati da quel Palazzo che solo a parole continuano a contestare, prigionieri di giochi politici di cui stentano a decifrare i codici, eppure incredibilmente presuntuosi ed arroganti nelle loro intemerate. Cosa che Grillo e Casaleggio sanno bene, tant’è vero che l’ex-comico, ora capopopolo genovese è fra i pochi “politici”, in queste ore, ad ammiccare ai Forconi scesi in Piazza. Anzi, praticamente l’unico, se si esclude il Cavalier Berlusconi, oltre a qualche esponente della Lega Nord. Cavaliere che cerca di ritrovare il contatto perduto negli anni di Governo con gli umori profondi degli italiani; leghisti, che pur terrorizzati dal rischio dell’insorgere di futuri movimenti che potrebbero dissanguarli, cercano un (difficile) riscatto d’immagine dopo gli scandali che hanno travolto la famiglia Bossi e parte della élite storica del partito. Gli altri, tutti gli altri ostentano, per i Forconi scesi nelle piazze e nelle strade, sprezzo che maschera, però, la paura. Da Renzi ad Alfano, attraverso tutto il novello Arco Costituzionale, in queste ore abbiamo sentito solo il “ruggito dei conigli”, e neppure lo straccio di un’analisi di questo nuovo fenomeno che potrebbe – ma saremmo tentati di utilizzare l’indicativo futuro, e non il condizionale – sconvolgere a breve la scena politica. Né molti di più è uscito sulla grande stampa e sui media eneralisti. Le solite prediche, da politologi più o meno improvvisati, contro l’insorgere del “populismo”, come d’uso utilizzato in chiave spregiativa. Da parte dei più raffinati – e storicamente ferrati – rievocazioni di Ciccio Franco e della rivolta di Reggio Calabria nel ’70, o più indietro del solito, povero Masaniello, addirittura dei Lazzaroni Sanfedisti e del Cardinal Ruffo di Calabria.... qualcuno, pochi, hanno ricordato, in modo più appropriato il pujadismo, la rivolta fiscale che, guidato da Pierre Pujade, passo come un ciclone, violento ma effimero, sulla scena politica francese dei primianni ’50.... Analisi, anzi analogie tutte comunque superficiali, che non ci sembrano cogliere la vera essenza di questa Rivolta dei Forconi. Eppure basterebbe guardare, su una carta geografica dell’Italia, dove le proteste sono esplose, e dove stanno dilagando. Sarebbe, allora, facile notare come, dal Veneto al Piemonte, alla Lombardia, all’Emilia e scendendo lungo tutto lo Stivale alla Puglia, al Basso Lazio, alla provincia siciliana, i Forconi stiano a rappresentare la rabbia a lungo compressa dei ceti produttivi, piccoli imprenditori, operai, commercianti, agricoltori, autotrasportatori da troppo tempo privi di rappresentanza politica, da troppo tempo, soprattutto, schiacciati nella tenaglia diabolica della speculazione finanziaria da un lato – incarnata dalla nuova Usura eleva a a sistema dalle grandi Banche – e di una devastante pressione fiscale dall’altra, che serve solo a mantenere un pletorico sistema di caste politiche e burocratiche, asservite ai Diktat del Leviathano internazionale. Il Leviathano che ha il triplice volto – come Satana/Lucifero nell’Inferno di Dante – del FMI, della World Bank e della BCE....Sono i ceti che hanno retto l’Italia in questi anni, ossatura economica del Paese Reale, quelli che hanno prodotto lavoro e ricchezza mentre la Grande Industria, dagli Agnelli ai De Benedetti disertava con l’outsourcing delle aziende all’estero, continuando però a godere di privilegi  e prebende – dalla cassa integrazione alle varie regalie straordinarie  - loro erogate in “patria” – patria tradita e svenduta – dalla Casta politica asservita. Questo nuovo “populismo” è, dunque, la rivolta dei Produttori, e appare destinato a non finire in una bolla di sapone. Anzi... l’immagine di poliziotti e carabinieri che - stanchi di dover subire senza reagire le violenze dei No Global e compagni, sempre protetti da intellettuali, politici e, ahinoi, anche magistrati – si levano i caschi davanti ai Forconi, indicando con questo una sorta di silente solidarietà, dovrebbe preoccupare molti. E far riflettere su quello che sta maturando nell?italia reale, mentre a Roma si continua discutere di leggi elettorali ed altra fuffa. Un’ultima notazione, sul filo della memoria. In prima fila, fra i Forconi, compaiono gli autotrasportatori, esasperati da Equitalia e da un sistema che li sta mettendo in ginocchio. Senza voler fare analogie forzate, vogliamo però ricordare che la crisi del Cile di Allende, che portò poi al golpe di Pinochet, cominciò con la Rivolta dei Camioneros....
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