Pd, Geloni: "La verità su D'Alema e la denuncia di Cuperlo. Bettini rifletta su Marino"

12 dicembre 2014 ore 13:00, Andrea De Angelis
Dopo il botta e risposta tra D'Alema e DelRio, l'ex presidente del Pd Gianni Cuperlo si è detto pronto a mettere sul tavolo le dimissioni da parlamentare laddove Renzi dovesse chiederglielo. Una polemica che denota, ancora una volta, le tensioni all'interno del partito, alle prese anche con la difficilissima situazione romana. IntelligoNews ne ha parlato con la giornalista Chiara Geloni...  

Pd, Geloni: 'La verità su D'Alema e la denuncia di Cuperlo. Bettini rifletta su Marino'

Le parole di Cuperlo registrano una fase nuova all'interno del Partito Democratico, o siamo alle solite divisioni tra renziani e minoranza? «Credo che di nuovo via sia la negazione del diritto dei parlamentari di provare a migliorare il testo della riforma costituzionale. Se questo diritto non c'è, la cosa ovviamente può avere delle conseguenze ed è questa la novità. La reazione di un libero atto del parlamento in commissione ha provocato un risultato di quel tipo e credo che Cuperlo ora dica "mi faccio da parte" se non ha più il diritto di fare il parlamentare». Le parole di Cuperlo sono arrivate dopo il botta e risposta di ieri tra Delrio e D'Alema. Su Twitter abbiamo notato come tra lei e l'onorevole Ascani vi sia stato uno scambio di battute proprio sul ruolo dell'ex premier, definito "gran manovratore" dalla Ascani... «Anna (Ascani, ndr)  è una parlamentare simpatica e brava, non voglio litigare, c'è stato uno scambio molto amichevole tra noi su Twitter. Le ho semplicemente risposto quando diceva che D'Alema sbaglia a volersi mettere a capo di una trama contro il Governo, perché questo argomento lo usa chi accusa D'Alema di volere fare questo. Una specie di 'Comma 22', un paradosso: sono gli avversari di D'Alema che attribuiscono a D'Alema questa intenzione per dirgli che è sbagliata.  A me non risulta che lui si stia mettendo a capo di nessuna trama e di nessun complotto, poi chiedete a lui, non sono di certo il suo avvocato e ha tutti gli argomenti per difendersi da solo. Dico semplicemente che non sono a conoscenza di nessuna operazione in cui D'Alema si sia messo alla guida». C'è chi, ed è sostanzialmente la linea Bersani, ha sempre affermato e dimostrato nei fatti che dopo le discussioni, le proposte e le battaglie arriva il momento di rispettare a maggioranza la linea del partito. Quello che dice Cuperlo, in questo senso, è diverso? Non è tanto la linea del partito al centro quanto le prerogative stesse del parlamentare? «Come lei sa Bersani proprio in nome di questo principio ha votato a favore del Jobs Act qualche giorno fa pur non condividendo molti dei contenuti, mentre altri in nome dello stesso principio, ma sulla valutazione del compromesso raggiunto hanno fatto la scelta dell'astensione.  Un conto però è discutere e poi impegnarsi a rispettare, nelle conclusioni, la mediazione raggiunta, altro è dire che nessuna modifica è possibile. Se quella modifica, peraltro su un aspetto non sostanziale della riforma del Senato, migliorava il testo, perché non accoglierla? Se non c'è la possibilità di accogliere nessun miglioramento per principio, allora è inutile anche l'esame parlamentare, l'operato della commissione, l'audizione dei costituzionalisti e via dicendo. Inoltre non è che la riforma del Senato si approverò domani, sono previsti diversi passaggi e numerose votazioni proprio perché si possa pensare bene a come modificare la Costituzione che è la legge fondamentale dello Stato, non un decretino qualunque...». Venendo a Roma, fanno discutere le parole di Bettini che nel definire la situazione peggiore rispetto a quella del 1992, consiglia al sindaco Marino di dimettersi e ricandidarsi. Come commenta? «Marino è stato sicuramente votato da Bettini alle primarie, quindi prima di dire agli altri cosa devono fare magari bisognerebbe un po' riflettere anche sulle proprie scelte, valutarle con una ponderazione maggiore.  Leggo che il Pd di Roma metterà al microscopio gli iscritti, ma penso che bisognerebbe mettere al microscopio anche i dirigenti perché altrimenti si finisce per non centrare l'obiettivo». Il fatto che Orfini sia stato scelto come commissario pur essendo romano le lascia l'amaro in bocca? Era il caso di fare una scelta diversa? «Quello di scegliere come commissario della città un esponente che fa politica anche con un ruolo da protagonista in quella città è un discreto inedito. Comunque Orfini ci dimostrerà sicuramente il suo valore in questo compito come l'ha dimostrato altre volte». Al posto di Marino farebbe un passo indietro o terrebbe il timone? «Se una persona non ha niente da rimproverarsi, giustamente vuole proseguire nel lavoro che ha iniziato».    
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