Massimo Fini: "Grillo e la baita peggio del Cav? Renzi paraculo. Gli italiani verso una rivoluzione alla tunisina"

12 febbraio 2014 ore 16:56, Marta Moriconi
Massimo Fini: 'Grillo e la baita peggio del Cav? Renzi paraculo. Gli italiani verso una rivoluzione alla tunisina'
Il giornalista e scrittore Massimo Fini con IntelligoNews parla dell’ultimo referendum svizzero sull’immigrazione e lo fa sempre in maniera originale e senza peli sulla lingua: “Il capitale gira? E perché gli uomini no?”. Tuttavia le “migrazioni attuali sono un pallido fantasma di quel che sarà” ed “è legittimo che la Svizzera difenda i propri confini”. Poi parliamo di Grillo, indagato per essere “entrato in una baita” (No Tav, ndr), e di Renzi. Per il segretario usa parole particolarmente eloquenti: “E’ un paraculo, non è diverso dalla classe dirigente degli ultimi trent’anni. E’ il suo partito che dovrebbe spazzare via insieme a Forza Italia e a tutto il resto”. Alla fine getta il suo sguardo alla politica estera e contro l’Occidente… Fini, cosa pensa del referendum della Svizzera contro l’immigrazione? «E’ necessaria una premessa. Tutte queste immigrazioni che vediamo venire da vari Paesi dipendono dal fatto che l’economia occidentale, penetrando in questi mondi, ne ha disarticolato completamente l’economia oltre che la socialità. Se poi c’è il principio in base al quale il capitale può andare nei luoghi dove può avere la migliore remunerazione, allora deve essere valido anche il principio secondo cui gli uomini possono andare là dove c’è la migliore remunerazione per loro. E’ un dato di fondo che riguarda l’intero mondo occidentale, che non è più occidentale ma si chiama anche Cina-India. Detto questo, o si rinuncia ad inserirsi in quei mondi e allora abbiamo il diritto di non far entrare questa gente, o se continuiamo su questa base avremo migrazioni di cui quelle attuali sono un pallido fantasma». Quindi hanno fatto bene o no gli svizzeri? «Posta la situazione attuale, ciò che fanno gli svizzeri è legittimo, non fanno parte dell’Europa così come facciamo parte noi, e difendono i loro confini. Per gli italiani frontalieri non ci sarà alcun problema, quelli sono lavoratori che tornano a Varese, ci saranno problemi per i nuovi ingressi. In sintesi da una parte sono contrarissimo, dall’altra capisco gli svizzeri data la situazione». Grillo è indagato e il MoVimento 5 Stelle ha subito molte polemiche ultimamente. Cosa legge tra le righe di questi fatti? «I 5Stelle essendo l’unico movimento antisistema, antipartitocratico, ha come nemico proprio il sistema che sta reagendo in tutti i modi. Le iniziative della magistratura, magari prese anche legittimamente, appaiono davvero grottesche, gli sono imputati reati minimali rispetto a quel signore che dovrebbe essere in stato di detenzione e che è il Cavaliere. Ci si occupa di Grillo entrato in una baita, suvvia. Voglio dire: c’è una certa sproporzione. Comunque mi pare Grillo dica di avere fiducia nella magistratura, non come Berlusconi che parla ogni giorno di complotto». L’accelerazione per Renzi premier, che rappresenta? «Sarà giovane, ma non è diverso dalla classe dirigente che ci ha governato negli ultimi 30 anni. Aveva detto  due giorni fa: mai a Palazzo Chigi. Oggi va a Palazzo Chigi. E’ un paraculo come tutti quanti. Questo leggo. Non ho mai avuto alcuna fiducia in lui. Qui la questione, e ha ragione Grillo, è quella di spazzar via un sistema partitocratico che ha distrutto l’Italia». Ma Renzi una pulizia nel partito l’ha fatta… «E’ il suo partito che dovrebbe spazzato via insieme a Forza Italia e a tutto il resto. Poi ricominciamo da capo. Questi, tutti, devono sparire, perché sono i responsabili di quanto stiamo subendo. Basterebbe pensare alla politica degli anni ’80 con le baby pensioni, le pensioni di vecchiaia false, che hanno prodotto il problema che esiste per i pensionati di oggi. E’ la partitocrazia il dramma, contro cui alcuni di noi combattono da 30 anni. Non escluderei, comunque, che se questi politici continueranno nella loro arroganza, e la crisi economica peggiorerà, gli italiani si possano svegliare un po’ e fare una rivoluzione alla tunisina, non armata ma violenta». Ci faccia capire. Lei intravede la possibilità di una rivoluzione italiana? «Io ci spero». Delle conversazioni tra Monti e Napolitano cosa pensa? Non potrebbe essere stato un incontro “antipartitico” appunto? «No. E’ come se parlando del sistema sovietico mi chiedessero chi fosse meglio tra Suslov e Brežnev. Però, mi pare legittimo che il presidente della Repubblica si preoccupasse di una situazione che con tutta evidenza stava degenerando. Tirare fuori questa cosa ora come un colpo di Stato, mi dispiace per il mio amico Travaglio, ma è una grandissima cavolata». Parliamo dell’Afghanistan. Aumentano le vittime civili secondo Emergency: «Il 2013 anno peggiore dal 2001». E due giorni fa otto soldati sono stati uccisi dall’ennesima bomba. Lei che bilancio fa? «C’è un’occupazione che dura da 12 anni e una resistenza, fatta di combattenti talebani a cui si è unita la popolazione, in condizioni militari di totale inferiorità, senza missili anti-aviazioni, perché i vigliacchi degli occidentali combattono così lì. E’ uno scandalo inaudito. Quando ci fu la guerra del Vietnam ogni giorno c’era una manifestazioni di protesta, adesso sugli afghani si può fare carne di porco e nessuno dice niente. Vedevo ora su Raitre un infame reportage, proprio sull’Afghanistan, a cui partecipava anche una persona che stimo, Cardini, dove si saltava a piè pari il fatto che a un certo punto i grandi comandanti militari che avevano sconfitto l’Unione Sovietica erano diventati dei banditi, degli stupratori, degli assassini, e la reazione talebana fu proprio una reazione a questo. Però poi ci si ferma su dettagli come gli aquiloni proibiti e quella cretinata di dire che lì hanno imposto il burka, quando i talebani non hanno fatto altro che mantenere una tradizione che già c’era. Ci si dimentica, invece, che il Mullah Omar nel 2000 ha proibito la coltivazione del papavero da cui si ricava l’oppio. Oggi invece l’Afghanistan produce il 93% della produzione mondiale di questa droga. Questa disinformazione mi indigna in maniera particolare. Il problema è che loro sono solo un antico popolo tradizionale, non sono ebrei, non sono cristiani, non sono arabi, non sono nessuno, non hanno santi in paradiso. Non ho mai sentito il Papa lamentare il fatto che l’occupazione occidentale ha ucciso un numero incredibile di persone umane». Forse oggi all’Occidente interessa più quello che sta succedendo in Siria? «Ci dovrebbe essere un principio di fondo, che una volta esisteva: non si interviene in una guerra civile di un altro Paese. Se un dittatore non ha più l’appoggio della maggioranza della popolazione cadrà. Punto. Guardiamo a quello che successe in Libia. A parte il fatto che ci è ritornato tutto indietro, la Libia infatti oggi è inaffidabile da ogni punto di vista: prima abbiamo accolto Gheddafi con grandi onori e poi abbiamo deciso che il dittatore con cui abbiamo trafficato per anni non andava più bene. Così stanno facendo le varie potenze in Siria. Invece dovrebbero levarsi dalle balle. E vinca il migliore».
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