Caro Renzi, i depositi degli italiani non sono ricchi. Basta leggere (bene) i dati

12 febbraio 2015, intelligo
Caro Renzi, i depositi degli italiani non sono ricchi. Basta leggere (bene) i dati
di Gianfranco Librandi
Gli italiani si stanno arricchendo? La domanda è liberamente tratta da un memorabile “discorso all’Europa” tenuto dal nostro presidente del Consiglio a conclusione del semestre europeo, davanti a una platea di scranni vuoti. Torna d’attualità il discorso alla luce dei dati resi noti il 10 febbraio dall’OCSE nel rapporto “Going for Growth”. Il reddito pro capite in Italia è inferiore del 30% rispetto alla media dei primi 17 Paesi Ocse. Prima del 2007 (è l’anno in cui si alzano le prime lingue di fuoco della crisi finanziaria che stiamo vivendo), il divario rispetto alla media dei primi 17 Paesi Ocse era solamente 22,7%. In sostanza la crisi lascia segni profondi, e considerando che i dati comunicati si riferiscono al 2013, dobbiamo sommare la recessione registrata nel 2014, e il dato attualizzato è sicuramente peggiore rispetto al dato ufficiale. L’affermazione di Renzi dunque non regge e a sottolinearlo non è solo l’Ocse, ma addirittura la “batteria di fuoco amica”, cioè Bankitalia, che sempre il 10 febbraio allerta il Governo su una preoccupante contrazione della raccolta obbligazionaria attestandola a -17,3%. Il meccanismo della dichiarazione presidenziale è il seguente: il premier legge il dato di aumento dei depositi liquidi in conto corrente (+3.9%) come il segnale di arricchimento delle famiglie. In realtà qualcuno dovrebbe spiegare al Primo Ministro che l’aumento della liquidità in conto corrente è un segnale di “paura” intesa come “preoccupazione per il futuro”. Finanziariamente è un vero e proprio segnale di “sfiducia” tanto è vero che l’avversione per il rischio si legge nel dato negativo di Bankitalia che si riferisce alla raccolta obbligazionaria. Dietro tutto questo si innesca un vortice negativo all’interno del quale si crea la contrazione dei consumi facendo aumentare la propensione al risparmio sotto forma di “cumulo di emergenza” data l’incertezza futura. In conclusione, la raccolta obbligazionaria in parte è stata erosa dalla crisi e in parte descrive la rinuncia a sottoscrivere per sfiducia sul prodotto o sul futuro; il risparmio è quello che resta dalla contrazione dei consumi; ergo, gli italiani vorrebbero tanto, ma di sicuro non si stanno arricchendo. Non lo abbiamo mai creduto, e a giudicare dalla platea, neanche il Parlamento europeo.
autore / intelligo
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