Oltre Scelta Civica: l’idea di una Costituente repubblicana. Passera, Tabacci, Alfano, Librandi, Della Vedova e…

12 febbraio 2015 ore 11:54, Fabio Torriero
Gianfranco Librandi, tesoriere di Sc e membro della commissione Bilancio della Camera, dal palco del congresso di Scelta Civica, appoggiando la mozione di Benedetto Della Vedova (“andare oltre Scelta Civica”), ha chiaramente detto che lavorerà nella prospettiva di una Costituente Repubblicana, liberale, popolare, riformatrice. Una prospettiva che non si limita al rilancio del partito orfano di Monti, fortemente ridimensionato dalle urne, che domenica scorsa ha scelto Zanetti come suo nuovo segretario, aprendo di fatto una sua nuova stagione politica.  
Oltre Scelta Civica: l’idea di una Costituente repubblicana. Passera, Tabacci, Alfano, Librandi, Della Vedova e…
  La Costituente repubblicana dovrà guardare, pensare e sognare più in grande: ridare identità e dignità a quell’area liberal-democratica e moderata oggi non pienamente rappresentata in Parlamento e nel Paese. Già dal congresso l’idea di Librandi ha subito trovato degli interlocutori interessati e disposti a fare network: da Corrado Passera, fresco fondatore di Italia-Unica, a Bruno Tabacci, a Stefania Craxi, a Gaetano Quagliariello del Nuovo Centrodestra. Si dovrebbe, fra qualche tempo, passare da tavoli di consultazione ad una vera e propria collaborazione organica, in vista di progetti maggiormente unitari, capaci di coinvolgere non solo il ceto politico, ma anche e soprattutto le forze vive del Paese, la società civile, quella classe media che ancora non trova adeguate risposte né da ciò che resta di Forza Italia, né dal partito della nazione di Renzi, né dal populismo di Salvini. Gli interrogativi che bisogna porci, per scendere sul piano della fattività concreta della Costituente, che vanno considerati spunti costruttivi, però sono tanti e Intelligo cercherà di enumerarli: 1) la leadership di quest’area (Passera, Alfano, Tabacci, Montezemolo, Zanetti etc) non va intesa come inizio di un percorso, ma come risultato finale di un lavoro unitario. E’ vero che i processi politici necessitano di federatori o, come nel passato, di capi carismatici (Silvio per il Pdl, o la Cdl, Renzi per il Pd); ma fuori Monti, figura naturalmente coesiva per dna e statura, le attuali leadership in circolazione, più o meno emergenti, non sembrano per il momento così forti da poter fare da catalizzatori dell’intera area da aggregare; 2) quesito: c’è ancora un’area liberal-democratica e popolare da occupare, che non sia stata già occupata de facto da Renzi (che ha portato il berlusconismo a sinistra e il Pd a destra)? Più suggestiva, nuova e spendibile sembra la “cornice repubblicana”: la classe media, le partite Iva che il premier ha massacrato, le pmi, la classe intellettuale, gli artigiani etc; 3) il tema da non sottovalutare, poi, anche per un fattore numerico, è il ruolo che il Nuovo Centrodestra continuerà a svolgere, pena la sua dissoluzione: proseguirà all’interno di un riformismo emergenziale che ne ha giustificato e ne giustifica la presenza nell’attuale governo, o procederà per una sua ricollocazione nel centro-destra, svincolato da Berlusconi e depurato da Salvini? Una cosa è certa: se si rafforzerà l’asse Berlusconi-Salvini (modello Le Pen), escludendo i moderati, nel centro-destra che verrà, da costruire, si apriranno praterie (a prescindere da Casini e dai Popolari per l’Italia). Altrimenti per l’area liberal-democratica non resterà che porsi in modo dialettico rispetto a Renzi, rischiando di diventare una forza comprimaria nel centro-sinistra. Nodi importanti da sciogliere. Argomenti che seguiremo. Siamo soltanto all’inizio di un percorso.
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