Referendum sulle trivelle, al via il 17 aprile: no all'election day, sì allo spreco di 300milioni

12 febbraio 2016 ore 7:35, Micaela Del Monte
Il governo ha comunicato che il referendum sulle trivelle per la ricerca di petrolio nel mare Adriatico si terrà il 17 aprile 2016, senza quindi alcun accorpamento con le elezioni amministrative. Il Consiglio dei ministri lo ha deciso nonostante gli appelli a non sprecare 300-400 milioni di euro che costerebbe organizzare la consultazione. 

Il comunicato rilasciato da Palazzo Chigi parla di "rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale". Il referendum prevede infatti "l'abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi, relative a concessioni già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento". In altre parole sarà ridefinita la durata delle concessioni offshore già in corso.
Referendum sulle trivelle, al via il 17 aprile: no all'election day, sì allo spreco di 300milioni
Secondo Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace, quella presa dal governo "è una decisione antidemocratica e scellerata, una truffa pagata coi soldi degli italiani". "Renzi sta giocando sporco, svilendo la democrazia a spese di tutti noi", ha aggiunto. E ancora: "È chiarissima la sua volontà di scongiurare il quorum referendario, non importa se così si sprecano centinaia di milioni di soldi pubblici per privilegiare i petrolieri".
A gennaio Greenpeace aveva promosso una petizione per chiedere al governo un election day, raccogliendo in poco tempo quasi 70mila firme. L'auspicio dell'organizzazione ambientalista è che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui spetta l'atto ultimo di indizione del referendum, respinga la data proposta dal governo "per consentire una votazione effettivamente democratica".

Indire il referendum in un giorno diverso da quello delle amministrative non piace neanche al presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), che così commenta la decisione di Palazzo Chigi: "Evidentemente al Governo manca il coraggio di far scegliere agli italiani. In questo modo, non solo si rifiuta l’accorpamento con le amministrative, che farebbe risparmiare 300 milioni di euro, ma si finisce per mortificare ogni possibilità di partecipazione consapevole dei cittadini alla consultazione referendaria, che per sua natura ha bisogno di un tempo utile per conoscere e valutare il quesito che viene posto agli italiani. E due mesi, come tutti possono facilmente osservare, non bastano neanche per aprire la discussione".

A questo punto, ha proseguito Lacorazza, "non resta che appellarsi nuovamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere una ulteriore riflessione sulla scelta proposta dal Governo. Nei prossimi giorni valuteremo le scelte da adottare". "Vogliono affossare il referendum", è il grido d’allarme del M5S. "Il governo è rimasto sordo agli appelli di tutte le associazioni ambientaliste e ha tirato dritto per la sua strada — dicono i parlamentari delle commissioni Ambiente e Produttività del M5S —. Si voterà il 17 aprile per il referendum su alcune trivellazioni offshore e non insieme alle amministrative, in un election day che avrebbe tra l’altro fatto risparmiare centinaia di milioni di euro ai cittadini".
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