Fusione Ubi e Mps? Non c'è fretta, prima il settore deve "annusarsi"

12 febbraio 2016 ore 14:46, Luca Lippi
Il gruppo UBI Banca ha chiuso il 2015 con un utile al netto delle poste non ricorrenti pari a 195,1 milioni di euro, in crescita del 33,2% rispetto al 2014. L'utile contabile si attesta a 116,8 milioni rispetto ad un risultato negativo, a seguito dell'iscrizione di impairment su intangibili, per 725,8 milioni nel 2014. Le commissioni nette sono salite del 6% a/a a 1,3 mld. In calo invece il margine d'interesse (-10,3% a 1,631 mld) a seguito della ricomposizione e della riduzione del portafoglio titoli.  La raccolta risulta in crescita del 2,8% a 91,5 miliardi, grazie all'incremento di 3,6 miliardi registrato alla voce conti correnti e depositi. I crediti deteriorati sia lordi che netti sono in discesa rispettivamente dell'1,6% a 13,4 miliardi e dell'1,9% a 9,7 miliardi.
Nel quarto trimestre 2015 il risultano netto in perdita per 45,2 mln appesantito dai contributi straordinari erogati al Fondo di risoluzione e dal nuovo Piano di incentivi all'esodo. Al netto delle voci non ricorrenti, per la maggior parte concentrate nell'ultima parte dell'anno, il trimestre si è chiuso, per la prima volta dal 2011, con un utile di 19,1 milioni rispetto alla perdita di 28,9 milioni nel 4° trimestre del 2014.

Fusione Ubi e Mps? Non c'è fretta, prima il settore deve 'annusarsi'
Il Consiglio di Gestione di UBI Banca ha proposto la distribuzione di un dividendo unitario di 0,11 euro. Il dividendo sarà messo in pagamento con data di stacco il 23 maggio 2016. 
"La situazione di UBI Banca è particolarmente solida - ha commentato Victor Massiah, ceo di UBI -  lo dimostrano non solo i coefficienti patrimoniali o questi eventi di cessione sul mercato ma, tengo a dire, in qualche modo anche quello che sta avvenendo a cavallo tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016".
Sui conti 2015, Massiah ha sottolineato la buona crescita delle commissioni e a una sostanziale gestione del margine d'interesse "che, seppur decresciuto in maniera importante - meno 10% -, ha in qualche modo tenuto nei confronti di un contesto ambientale particolarmente negativo".
Al riguardo di una eventuale fusione con Mps, sempre Massiah ha replicato: «In questo momento escludo un merger, in questo momento non ci sono le condizioni. Poi nella vita sono abituato a non escludere niente, quindi non si sa mai - ha aggiunto - Ma in questo momento abbiamo deciso di concentrarci su noi stessi». Atteggiamento che l'istituto ha scelto di adottare sull'intero capitolo M&A: «Se si dovessero presentare occasioni per una vera creazione di valore siamo pronti a valutarle - ha spiegato Massiah - altrimenti se ci sono cose di eccessiva complessità non siamo assolutamente interessati».
E’ piuttosto comprensibile che gli istituti di credito oltre essere messi sotto la lente senza esclusione, a loro volta osservano e finché non si avranno risposte definitive nessun amministratore delegato di buon senso avvierebbe una ipotesi di fusione bancaria.
Quello che sta accadendo in Borsa non è altro che una valutazione dei cespiti in pancia delle banche. Terminata la revisione in corso dell’intero settore allora potremo anche cominciare a sentire parlare di qualche fusione, per il momento stiamo a guardare.

autore / Luca Lippi
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