Dai barconi al marciapiede e agli aborti. Sgominato traffico di nigeriane

12 febbraio 2016 ore 10:56, Americo Mascarucci
Dai barconi al marciapiede e agli aborti. Sgominato traffico di nigeriane
Dai barconi al marciapiede e guai a rimanere incinta.
L’ennesima storia della disperazione è venuta alla luce in seguito allo smantellamento di una presunta organizzazione criminale attiva in Italia nello sfruttamento della prostituzione di giovani donne fatte giungere appositamente dalla Nigeria transitando per la Libia fino alla Sicilia. 
Sette cittadini nigeriani sono stati arrestati a Roma con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al reclutamento, all'induzione ed allo sfruttamento della prostituzione anche minorile. Risponderanno anche di procurato aborto a persona non consenziente e, come se tutto ciò non bastasse anche di rapina. 
Le indagini, condotte dalla Squadra mobile della Questura di Roma, come detto, hanno consentito di smantellare una presunta organizzazione criminale composta da persone  di origini nigeriane, attiva nello sfruttamento della prostituzione di giovani connazionali fatte arrivare appositamente in Italia.
Una di queste rimasta incinta di un cliente è stata costretta ad abortire controvoglia assumendo un cocktail di farmaci.
Come tante altre era stata illusa con la promessa di arrivare in Italia e trovare un lavoro. Regista del reclutamento una nigeriana affiliata all'organizzazione che dopo aver convinto la giovane a partire l' avrebbe consegnata a un uomo sempre della Nigeria che l'avrebbe accompagnata attraverso il continente africano sino a raggiungere le coste libiche dove insieme ad altre ragazze si è poi imbarcata su un barcone che trasportava circa 70 clandestini direzione Lampedusa.
Giunta a Roma è stata sistemata in un appartamento e poi costretta a prostuirsi insieme alle altre sotto varie minacce, prima fra tutti le conseguenze di un rito woodoo alla quale era stata sottoposta nel suo paese d’origine da parte dei parenti della sua reclutatrice. 
Nel corso delle indagini è stato appurato dagli inquirenti che la sfruttatrice avrebbe costretto la vittima ad abortire con un cocktail di farmaci e alcool perché rimasta accidentalmente incinta di un cliente, abbandonandola in strada prima di essere soccorsa da personale del 118 e ricevere le cure del caso presso il Policlinico Tor Vergata.
Circa dieci ragazze venivano costrette a prostituirsi nella zona nord dell’hinterland romano, lungo le strade consolari Salaria, Flaminia e sulla via Palmiro Togliatti. Tutti gli arrestati, ad eccezione di uno già in carcere a Civitavecchia, sono stati portati presso il carcere di Rebibbia.
Una triste storia che la dice lunga su quanto i trafficanti di "carne umana" continuino a lucrare sulla disperazione delle persone e, cosa peggiore, a sfruttare i "barconi della morte" per poi condurre in Italia tante persone in cerca di libertà e costrette invece a sottostare a nuove forme di schiavitù. 

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