Dal fallimento all'insolvenza: cosa cambia con la riforma del Governo?

12 febbraio 2016 ore 10:25, Andrea De Angelis
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega per la riforma e il riordino delle procedure concorsuali. Il provvedimento, messo appunto dall’apposita Commissione Rordorf costituita in seno al Ministero della Giustizia, è teso a disegnare un quadro normativo nel quale siano ben delineati i principi giuridici comuni al fenomeno dell’insolvenza. 

In particolare, il disegno di legge suggerisce la concentrazione presso i tribunali delle imprese delle procedure concorsuali di maggiori dimensioni, soluzione tesa a risolvere il problema della specializzazione dei giudici. A tal fine, come spiega bene Ipsoa, è prevista l’emanazione di “specifiche disposizioni” volte ad assicurare un maggior grado di effettiva specializzazione dei giudici comunque chiamati ad occuparsi delle procedure anzidette. Le procedure di sovraindebitamento resteranno invece attribuite ai tribunali ordinari, 
Cosa cambia dunque? Per anticipare l’intervento risanatore la riforma prevede l’introduzione di una procedura di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale. L’obiettivo è incentivare l’emersione anticipata dello stato di difficoltà e agevolare lo svolgimento delle trattative tra debitori e creditori. A tal fine gli organi di controllo societari (sindaci e revisori) dovranno avvisare immediatamente l’organo amministrativo dell’esistenza di indizi sintomatici dello stato di crisi. I creditori qualificati, inoltre, dovranno segnalare all’imprenditore, o agli organi di amministrazione e controllo della società, il perdurare di inadempimenti di importo rilevante.
La procedura di liquidazione giudiziale dovrebbe invece prendere il posto dell’attuale procedura di fallimento con una modifica di termini che intende anche evitare – come precisato nella relazione di accompagnamento – “l’aura di negatività e discredito anche personale che storicamente quella parola accompagna” e porre il nostro ordinamento in linea con quelli di altri Paesi europei. Proprio l'avvicinarsi alla prassi continentale è infatti uno degli obiettivi del disegno di legge.
L’art. 3 del disegno di legge stabilisce inoltreche la crisi e l’insolvenza dei gruppi di imprese debbano essere espressamente regolamentate formulando, in primo luogo, una definizione di gruppo di imprese, modellata sulla nozione di direzione e coordinamento di cui agli artt. 2497 e ss. e 2545-septies del Codice civile.

Dopo il via libera dell’esecutivo, il provvedimento passerà all’esame del Parlamento e, una volta diventato legge, l’attuazione sarà demandata ai decreti legislativi che il Consiglio dei ministri dovrà adottare. Nello specifico, l’intervento è mirato a una integrale riscrittura della disciplina delle procedure concorsuali, riscrivendo l’attuale legge fallimentare risalente al 1942.
In quest’ottica è prevista l’introduzione di una definizione univoca di alcune nozioni fondamentali nella materia in esame, a cominciare da quella di “crisi” e di “insolvenza”.
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