Impact Farm: con la serra fai da te, ogni luogo è buono per coltivare

12 febbraio 2016 ore 12:05, Americo Mascarucci
Impact Farm: con la serra fai da te, ogni luogo è buono per coltivare
E’ possibile coltivare ortaggi, frutta e verdura all'interno di una città, nei luoghi più impensabili e dunque senza la spasmodica ricerca dell’aria pulita? E per di più con prodotti eco sostenibili? 
La risposta affermativa arriva da Copenaghen dove Ronnie Markussen e Mikkel Kjaer, due eco-designer danesi, hanno ideato un innovativo ‘orto urbano’ chiamato Impact Farm, anche se questo termine ai due non piace affatto.  
Si tratta del primo prototipo di serra fai-da-te, ideata per coltivare in città frutta e verdura rigorosamente biologici, e dotata di alcune caratteristiche essenziali: intelligenza, autosufficienza e ultra-compattezza. 
La  serra si sviluppa su due piani occupando in tutto solo 430 mq. La struttura è realizzata a partire da materiali di recupero con l’obiettivo di dare nuova vita ai container di spedizione usati, impiegandoli dapprima come strumento per il trasporto di tutto il kit necessario alla realizzazione della serra, e successivamente come parte centrale di questa mini fattoria verticale.
Scalabilità e flessibilità sono le due parole chiave di questa istallazione che promette non solo semplicità di realizzazione, ma anche facilità nello smontaggio ed eventuale ricollocazione. 
La struttura della Impact Farm è verticale, il che significa che le piante non affondano le radici nel terreno ma crescono attraverso un sistema di irrigazione a circuito chiuso che è in grado di fornire tutti i nutrienti necessari. L’autonomia energetica della serra è garantita dalla presenza sul tetto di moduli fotovoltaici, così come l’autonomia idrica è garantita dalla presenza di un sistema di recupero dell’acqua piovana. 

Prima di mettere a punto la loro Impact Farm, la coppia di eco designer ha trascorso un paio di anni ad esplorare altri modelli di fattorie urbane verticali, come la  GrowUp londinese e la  Edenworks di New York. E gli Stati Uniti sono proprio il target di mercato a cui mirano Kjaer e Markussen con il loro laboratorio “Human Habitat”.  
Le città americane risultano ottime sia in termini di scala sia per i grandi spazi inutilizzati che offrono. 
I due designer hanno deciso d’iniziare la sperimentazione dell’originale concept proprio a partire dalla loro città, sfruttando aree dismesse o inutilizzate. E sono bastati solo dieci giorni di lavoro prima di poter regalare ai concittadini la speciale Impact farm, oasi ecologica dedicata esclusivamente alla coltivazione di frutta e verdure biologiche.
Con la loro attività i due giovani intendono consolidare un approccio umanitario al design e all’architettura, mettendo a disposizione la loro creatività per contribuire a restaurare l’equilibrio ecologico, affermare la resilienza contro il cambiamento climatico e aiutare le persone a soddisfare le loro esigenze primarie. 
"Vediamo e trattiamo le costruzioni come ecosistemi che giocano un ruolo attivo nel più grande e vitale ecosistema del nostro pianeta" affermano Markussen e Kjaer, che con la loro sana ambizione intendono dimostrare al mondo come sia possibile creare le basi per una vita gratificante e a basso impatto ambientale, al fine di un vero sviluppo sostenibile.
 

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