Loris, Meluzzi: "Veronica è fragile e forse dissociata, ma non inattendibile"

12 febbraio 2016 ore 12:33, Lucia Bigozzi
“Veronica Panarello è una persona fragile, ambivalente, con aspetti di dissociazione, ma questo non significa che tutto ciò che dice sia totalmente inattendibile. Se fossi negli inquirenti non casserei la nuova versione come l’ennesimo tentativo di depistaggio, bensì l’approfondirei in ogni dettaglio”. E’ il passaggio centrale dell’analisi di Alessandro Meluzzi, criminologo e psichiatra sulla nuova versione della madre accusata di aver ucciso il figlio Loris, nella conversazione con Intelligonews. 

Da criminologo e psichiatra cosa le dice la nuova versione di Veronica Panarello?

«Ho avuto modo di dire fin dall’inizio di questa vicenda che Veronica Panarello è una donna fragile, ambivalente, assolutamente vulnerabile dal punto di vista psicologico, con aspetti di dissociazione. Ciò detto, non significa che tutto ciò che dice sia completamente inattendibile. La cosa certa è che la versione che lei ha fornito fin dall’inizio si è rivelata totalmente inattendibile. Ho sempre sostenuto che quel tipo di argomentazioni e quel modo di ricostruire questo caso, il suo racconto, non includeva tutto quello che la vicenda suggeriva. A mio giudizio c’era nella sua condotta la tendenza a coprire qualcuno, qualcosa, qualche situazione. Che la storia familiare fosse complicata, con un marito assente e un suocero presente, si è saputo e detto in tutto questo periodo e perfino la vicenda del cacciatore a mio avviso era un’altra traccia su cui un detective tradizionale si sarebbe incamminato».

Se fosse nei magistrati che si occupano del caso come si muoverebbe?

«Secondo me la versione di Veronica Panarello merita comunque un approfondimento. Pensare di cassarla come se fosse l’ennesimo tentativo di depistaggio non sarebbe una valutazione giusta, a mio giudizio. Casomai, la condotta depistante è arrivata fino ad ora e potremmo trovarci di fronte a uno spunto che se fossi negli inquirenti approfondirei in ogni dettaglio. Salvo poi il fatto che potrebbe trattarsi dell’ennesima fantasia, ma detto questo mi pare che tutta la vicenda meriti di essere studiata fino in fondo»

Dal punto di vista psichiatrico come spiega che a distanza di così tanto tempo, la donna possa fornire una versione così diversa al punto da indicare come nel killer di suo figlio il nonno?

«Perché probabilmente adesso, trovandosi in carcere ha maturato la convinzione che è inutile tenere una condotta che non l’assolverebbe più. Quindi potrebbe essere arrivata a fare delle ammissioni e pur in tutta la sua labilità potrebbe aver concluso che non c’è più niente da fare e allora tanto vale abbassare le difese»

Nella sua esperienza di criminologo ci sono casi analoghi? 

«Nella criminologia ci sono molte situazioni in cui si giunge progressivamente e nel tempo a condotte diverse da quelle iniziali; specialmente quando ci si rende conto che la condotta assunta in un primo momento continua ad essere controproducente. Ripeto: non tutte le persone fragili sono totalmente inattendibili; anche un matto può dire la verità; anche un orologio fermo dà l’ora giusta per ben due volte al giorno. Così come non è vero che uno sano di mente dica sempre la verità»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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