Bagnasco, Mario Adinolfi: "Vogliono impedirci di parlare. Renzi piuttosto intervenga su Sanremo"

12 febbraio 2016 ore 12:41, Andrea De Angelis
"Il voto segreto lo decide il Parlamento, non la Cei". Matteo Renzi replica così al presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, che giovedì aveva auspicato lo scrutinio segreto per le votazioni sul ddl sulle unioni civili. "Mi piace l'idea che un parlamentare risponda del proprio voto - prosegue il premier -. Ma il Parlamento prevede anche il voto segreto: deciderà Grasso e non la Cei se vi saranno le condizioni". 
IntelligoNews ne ha parlato con Mario Adinolfi, direttore de La Croce Quotidiano...

Bagnasco, Mario Adinolfi: 'Vogliono impedirci di parlare. Renzi piuttosto intervenga su Sanremo'
Si aspettava una risposta così repentina di Renzi?
"La risposta di Renzi è legittima, non mi agita né mi sorprende. Il voler fare un braccio di ferro con i cattolici italiani ormai è diventato un elemento chiaro della strategia del Governo, quindi è quasi meglio che sia esplicito questo tipo di intendimento così sarà chiaro ai cattolici italiani che la finalità è quella di impedire l'espressione pubblica dell'opinione di un segmento così importante della popolazione. Sicuramente quello del cardinale è un richiamo fermo". 

Ben venga l'opinione della Chiesa nel merito, ma non sulla tipologia di voto. Una distinzione che la trova d'accordo?
"Per me non è comprensibile, se uno può dare un'opinione può darla anche sulle modalità con cui si esprime il Parlamento. Io stesso ho preso una posizione molto dura nei confronti del presidente Grasso che ha deciso di negare il voto segreto al Senato sulla sospensiva. Non capisco perché possiamo esprimerci tutti, ma non può esprimersi il presidente della Cei che è un cittadino italiano come tutti. C'è un pregiudizio dentro questo dibattito, ormai non si discute più del ddl Cirinnà. L'elemento oggi è la possibilità per i cattolici di esprimersi nell'agone pubblico. Tutti possono dire la loro, ma non i cattolici. Questo è il punto".

Leggo nelle sue parole un richiamo neanche troppo velato a Sanremo. Il Festival può presentare decine di fiocchi arcobaleno, ma Bagnasco non può esprimersi? Questo è il punto?
"Esattamente. Se si fa una discussione intorno all'opinione legittima, perché poi si fa del principale show televisivo dell'anno una sorta di gay pride nel momento in cui è in discussione una legge delicatissima? Sostenere il canguro equivale a tarpare il dibattito in Aula su queste tematiche, questa pressione creata sui meccanismi parlamentari anche attraverso Sanremo è per me indebita e andrebbe stigmatizzata. Il nastrino arcobaleno sta diventando una divisa con cui doversi presentare, mi chiedo cosa accadrebbe se qualcuno indossasse una maglietta con disegnato un papà, una mamma e due figli. Se Bagnasco dice una frase interviene il Presidente del Consiglio, ma non ha nulla da dire ad Antonio Campo Dall'Orto? Quanto sta accadendo a Sanremo è per me semplicemente vergognoso". 

Tornando al voto segreto, il professor Zecchi in una nostra intervista ha detto che la libertà di coscienza è sbagliata a prescindere perché i partiti dovrebbero invece dire all'elettorato qual è la loro posizione su simili temi così centrali per l'opinione pubblica. La libertà di coscienza sarebbe così una forma di ipocrisia della politica. Come risponde? 
"Io sono stato parlamentare e ricordo che ero molto geloso delle mie prerogative tra cui c'è l'assenza di vincolo di mandato come garantito dalla Costituzione. Credo che la libertà di coscienza dei parlamentari vada salvaguardata nella maniera più alta possibile". 

Quindi il voto segreto è il mezzo per arrivare alla libertà di coscienza.
"Sì, lo dico io e soprattutto lo dicono i regolamenti parlamentari". 
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