Unioni Civili, Pagano: "Caos è nel Pd, se passa la legge i dem saranno nei guai. L'art. 3 è il vero nodo"

12 febbraio 2016 ore 13:48, Andrea De Angelis
La discussione sul ddl Cirinnà si fa sempre più accesa e la parola "caos" si ripropone con insistenza nelle dichiarazioni di molti politici. Una battaglia politica ormai giunta all'epilogo e dal risultato ancora incerto che sta caratterizzando, come ampiamente previsto, questo inizio d'anno. IntelligoNews ha fatto il punto con Alessandro Pagano, deputato di Area Popolare...

Unioni Civili, Pagano: 'Caos è nel Pd, se passa la legge i dem saranno nei guai. L'art. 3 è il vero nodo'
L'uso o l'abuso del termine "caos" riferito al dibattito sul ddl Cirinnà è legittimo? Proviamo a fare chiarezza per gli elettori?
"Questo termine non è frutto di una mia interpretazione, ma di un'oggettiva visione di quello che sta accadendo. Un termine utilizzato dagli stessi esponenti del Pd, segno evidente che dentro a quel partito c'è un dibattito forte e acceso. Il tema è quello delle adozioni, compresi la stepchild adoption e l'utero in affitto. Stiamo parlando di un disegno di legge che se diventasse legge aprirebbe a degli scenari epocali, con un cambiamento di mentalità che condurrebbe a una vera e propria rivoluzione antropologica". 

Il termine antropologia è stato usato anche al Family Day, dove manifesti e dichiarazioni hanno più volte lanciato un avvertimento ai parlamentari cattolici: ci ricorderemo del vostro voto in Aula. 
"A quella piazza dico che fino ad ora abbiamo assistito ad un dibattito tra sordi. Da una parte c'erano i sostenitori più accaniti del ddl Cirinnà, forse sei, massimo sette nomi. Gli altri del Pd la vedevano in modo un po' diverso. Dall'altra parte invece c'eravamo noi, chi cioè sosteneva e sostiene che i diritti individuali nei confronti delle persone dello stesso sesso erano ormai un dato consolidato dalla società e c'era la volontà di regolare questi rapporti. Nessuno vuole impedire questi diritti individuali, basti pensare ai testi unici a nome Sacconi e Pagano già presentati rispettivamente al Senato e alla Camera. Ma tutt'altra cosa è la Cirinnà che vuole paragonare le unioni civili al matrimonio così come previsto dall'art. 29 della Costituzione". 

Il ministro Orlando ha detto che anche togliendo la stepchild adoption cambierebbe poco perché il ddl Cirinnà, anche senza l'articolo 5, porterebbe poi alle adozioni attraverso i ricorsi alla magistratura. Dunque?
"Orlando è stato assolutamente chiaro, l'impostazione è proprio questa e il problema non si risolve togliendo l'art. 5 che è sì un pugno nell'occhio, ma appunto non risolve la questione. Semmai è l'art. 3 a prevedere la perfetta equivalenza tra le unioni civili e il matrimonio costituzionalmente garantito dall'art. 29. Nel momento stesso in cui pari sono per diritti e doveri a tutti gli effetti si trascinano dietro tutti quelli che sono i diritti connessi e succedanei, compresa l'adozione. Tutto questo è stato stabilito da due sentenze che sono ormai a livello europeo sostanzialmente chiarificatrici. Ogni Paese, cioè, è libero di fare quello che vuole, ma se le leggi parificano le unioni civili al matrimonio, comunque esse vengano chiamate, anche De Angelis o Pagano (ride, ndr) a quel punto diventano a tutti gli effetti come i matrimoni e portano con loro anche le adozioni".  

Tornando al caos, mi sta dicendo che la vostra posizione è chiara, meno quella del Pd?
"Nel dialogo tra sordi di cui ho detto prima c'era una parte, cioè noi, che sottolineava come tali diritti già ci fossero e l'altra che invece ne chiedeva di più. 'Vogliamo altro, vogliamo pure il figlio', dicevano. Quando tutto questo dibattito ha avuto un'evoluzione? Negli ultimi 15 giorni, quando dentro il Pd è scoppiata la grana relativa alle donne. Molte hanno protestato contro l'utero in affitto, oltre a molti laici non cattolici del Pd, compresi ex comunisti e altri cattolici del Pd. Tre aree sociologiche dai numeri importanti che si sono rese conto che una minoranza dentro il Pd li stava portando a votare senza voto segreto e senza un vero dibattito. All'inizio il dialogo era stato tra due parti, poi il caos è scoppiato dentro al Pd con queste tre anime sociologiche a cui una minoranza interna ha voluto bacchettare le mani. Per non parlare della bacchettata arriva dal no di Grasso al voto segreto...". 

Anche dai sondaggi quelle tre anime avranno avuto delle risposte?
"Il 75% del Paese è contro le adozioni, altri sondaggi parlano addirittura di 85%, ma fermiamoci al 75%. Chiaramente dentro questa percentuale ci sono comunisti, femministe, ex comunisti. C'è tutto. Noi abbiamo le idee chiarissime, il caos è tutto loro e da questo punto di vista il dibattito è diventato drammatico all'interno del Pd. Vedremo come uscirà il Pd da questa vicenda, solo così capiremo non solo le loro visioni antropologiche, ma anche politiche. Se il dibattito politico assumerà contro ogni logica la direzione che stanno imprimendo queste persone, vuol dire che quel Pd ha un'anima ben precisa e chi lo vota sa a cosa va incontro". 

Se il ddl Cirinnà avrà i numeri al Senato, tornando agli avvertimenti del vostro elettorato cosa vi sentite di dire a queste persone? Quali battaglie farete il giorno dopo che il disegno diventerà legge?
"Una premessa: fino a quando quel giorno non arriverà noi saremo lì a lottare. Poi mi sento di dire innanzitutto una cosa, ovvero che il nostro lavoro ha già prodotto dei frutti. Lei provi a immaginare che cosa significava questa legge due anni fa, nessuno ne sapeva nulla! Non c'era coscienza, sarebbe passata come un caterpillar. Invece noi, facendo un dibattito serio per due anni durante i quali abbiamo scritto ogni giorno, siamo andati in televisione e abbiamo creato coscienza, abbiamo impedito tutto ciò. Quando due anni fa questo disegno di legge fu partorito non c'era nessuno che voleva mettersi di traverso. Un po' come successo, guardi un po', con la famosa legge Scalfarotto sull'omofobia che fu bloccata in Aula a dimostrazione di come il Paese non volesse quella legge. Se oggi ci sono stati numeri così importanti prima a San Giovanni e poi al Circo Massimo è perché c'è stato un grande impegno affinché venisse promosso il dibattito". 

Siamo dunque allo sforzo finale?
"La nostra battaglia, seppure gestita da pochi, è stata al servizio di tutti. Noi non temiamo il risultato e dico che se fanno passare una simile legge questi si mettono nei guai. Noi continueremo cioè la nostra battaglia porta a porta, capillare. Loro avranno pure le televisioni e i media, ma noi abbiamo la forza della verità. Non solo non ci arrendiamo, ma voglio vedere come andrà a finire e poi saremo pronti ad adattare strategie per il futuro". 

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