Batteri resistenti agli antibiotici: in Italia anche per colpa del cellulare

12 febbraio 2016 ore 14:25, Americo Mascarucci

Batteri resistenti agli antibiotici: in Italia anche per colpa del cellulare
Fino ad oggi avevamo la certezza di poter combattere i microbi e i batteri grazie agli antibiotici, ma da oggi questa certezza purtroppo non è più tale. Sarebbero infatti sensibilmente aumentati in Europa i casi di resistenza agli antibiotici da parte di agenti batterici sempre più pericolosi.
E, tanto per cambiare, anche i cellulari che ormai sono diventati per noi insostituibili contribuirebbero alla diffusione di questi batteri ultra resistenti soprattutto negli ospedali dove se ne sconsiglia l'utilizzo.
L’allarme è contenuto  nell'ultimo rapporto dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) che  si è concentrato sulla resistenza agli antimicrobici in batteri zoonotici, cioè trasmessi da animali ad esseri umani, animali e alimenti. 
"Ogni anno nell'Unione europea infezioni provocate dalla resistenza agli antimicrobici portano a circa 25mila morti, ma la minaccia non si limita all'Europa - afferma Vytenis Andriukaitis, commissario europeo alla Salute - Si tratta di un problema globale che richiede una soluzione globale".
Alti livelli di resistenza antimicrobica, riferisce il rapporto, sono stati osservati soprattutto nell'Europa orientale e meridionale. 
Secondo Marta Hugas dell’Efsa, in Italia in particolare "abbiamo rilevato una elevata resistenza alla cefotaxime (una cefalosporina di terza generazione) in esseri umani e pollame". 
I risultati di un specifico studio condotto in Italia su animali impiegati per alimenti destinati all'uomo hanno mostrato un importante livello di batteri resistenti ad alcuni antibiotici critici nel trattamento di infezioni umane. 
Fra tutti i Paesi europei, l’Italia emerge in particolare nel caso della ‘Salmonella infantis’, uno dei dieci sierotipi di Salmonella più diffusi, con un livello di resistenza alla cefotaxime, nei casi riportati, del 65% per gli esseri umani e del 55% per il pollame. 

"La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perchè cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli" afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. "L’utilizzo inappropriato di questi farmaci sta determinando un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti - aggiunge - che avrà l’effetto di rendere difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni oggi abbastanza comuni e facili da contrarre".
Fondamentale diventa a questo punto il rilancio della pratica vaccinale e l’uso consapevole degli antibiotici anche negli animali. In Italia le infezioni correlate all'assistenza intra-ospedaliera colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). 
Necessaria a questo punto  la messa in campo di tutte le risorse per accelerare lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche e renderle immediatamente accessibili ai pazienti e l'attuazione di una vera e propria "educazione antibiotica", ovvero un utilizzo appropriato degli antibiotici dentro casa ma anche all'interno degli ospedali, per impedire lo sviluppo di nuove resistenze. Necessario limitare anche l'uso dei cellulari negli ospedali, perché quest'ultimo è portatore inconsapevole di batteri. 
Il nostro paese detiene anche il primato fra i maggiori consumatori di antibiotici in Europa, dopo la Grecia, e si calcola che un antibiotico su 5 sia usato in modo inappropriato. È anche tra i paesi europei con i livelli più alti di antibiotico-resistenza con una situazione non uniforme tra nord e sud.
I dati dell’Istituto superiore di sanità confermano, infatti, che i livelli di resistenza sono più alti al Centro e al Sud Italia, dove è più elevato anche il consumo di antibiotici. Tra i nuovi approcci si fa strada anche il One Health, ovvero la scienza che unifica la medicina umana e animale nella convinzione che sia sempre più necessario un approccio unico e integrato ai problemi delle varie specie.
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