Messico, ammutinamento in carcere e scontri fra narcos. 52 morti

12 febbraio 2016 ore 15:08, Americo Mascarucci
Messico, ammutinamento in carcere e scontri fra narcos. 52 morti
Altro che ammutinamento del Bounty. 
E’ di 52 morti e almeno dodici feriti il bilancio della rivolta scoppiata nel penitenziario di Topo Chico a Monterrey in Messico nell'ambito di quella che è sembrata a tutti gli effetti una guerra fra narcos. Gli scontri sarebbero stati provocati dai narcotrafficanti Cartello del Golfo, guidati da Jorge Iván Hernández Cantú, detto 'El Credo' che avrebbero aggredito quelli del clan rivale dei Los Zetas, guidati da Juan Pedro Saldívar Farías in seguito ad un tentativo di evasione non riuscito.
E’ dovuto intervenire l’esercito per placare le violenze dal momento che il numero delle guardie era troppo esiguo da contenere tanta violenza. Tra i morti ci sono reclusi, guardie e funzionari del carcere. 
Gli  scontri all'interno della prigione tuttavia, secondo fonti investigative, sarebbero scoppiati in seguito ad un tentativo di fuga. Secondo le prime ricostruzioni, verso mezzanotte un gruppo di detenuti avrebbe preso il controllo di un'area del carcere, pare quella riservata ai colloqui con i parenti, provocando un incendio, mentre dall'esterno si sentivano delle esplosioni. L'incendio sarebbe stato appiccato proprio per richiamare le guardie in quel punto preciso del carcere e consentire quindi l'evasione. Il fumo che usciva dalle celle avrebbe inoltre richiamato all'esterno del penitenziario i familiari di numerosi detenuti che hanno chiesto a gran voce di poter entrare per sincerarsi delle condizioni di salute dei propri familiari.
Di fronte al diniego della direzione del carcere i parenti dei reclusi hanno iniziato a lanciare sassate contro il carcere. Soltanto quando le rivolte sono state sedate ai familiari è stato consentito di entrare nel penitenziario insieme al personale medico. 
La situazione è via via sfuggita di mano alle guardie di sorveglianza. Dall'incendio poi si sarebbe originato lo scontro fra clan rivali con il risultato che nessuno è riuscito ad evadere e in compenso ci sono stati morti e feriti.

Nelle prigioni messicane vivono circa 250 mila detenuti: le rivolte sono molto frequenti, anche a causa del sovraffollamento. Il 27 aprile 2013, per esempio, 12 detenuti del carcere di La Pila, nello stato di San Luis Potosí, morirono durante una rivolta e 65 rimasero feriti. In quel caso i disordini furono causati dai membri di una gang che derubavano e molestavano altri detenuti. Un altro grave problema delle carceri messicane è il potere dei gruppi della criminalità organizzata, come il Cartello del Golfo e i Los Zetas, che nel 2010 si sono separati dal primo gruppo di cui erano il braccio armato. 
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