Parigi, Casarini: "Ognuno ha i suoi fondamentalisti, pensiamo a politici come Salvini e Le Pen"

12 gennaio 2015 ore 12:52, Andrea De Angelis
La marcia di Parigi sta avendo con il passare delle ore diverse chiavi di lettura. IntelligoNews ha raccolto quella di Luca Casarini, storico leader dei movimenti di sinistra italiani e candidato alle scorse europee con la Lista Tsipras...  

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  A cosa e a chi serve la marcia di ieri? «Innanzitutto serve dire con chiarezza che ogni forma di fascismo, intolleranza, razzismo, xenofobia, cancellazione dei diritti e delle libertà è una cosa che non può essere accettata da qualunque parte provenga. Ognuno ha i suoi fondamentalisti in casa e tutti insieme li abbiamo dentro un'Europa comune. Pensiamo anche a politici come Salvini e Le Pen». Cita Le Pen perché assente alla marcia? «Certamente, ieri Le Pen è stata battuta sonoramente da una moltitudine democratica. Questo è un fatto fondamentale per la costruzione della nuova Europa: Marine Le Pen e le sue indicazioni di boicottaggio sono state relegate in un angolo. Quella piazza parlava il linguaggio del bisogno di democrazia perché è questo l'unico antidoto che esiste verso l'intolleranza e l'odio». Per ricompattare l'Europa parlare solo di libertà rischia di essere limitativo? Ci sono troppi valori astratti nell'Europa del XXI secolo ed è anche questo che alimenta i fondamentalismi? «Certamente sì, la libertà di cui si parlava ieri a Parigi è quella che contiene la giustizia sociale. Non c'è pace senza giustizia, quella moltitudine ne è consapevole. Essa va cercata non solo nei sistemi democratici, ma anche economici che non producano disuguaglianze, povertà, che non portino a una divisione tra una maggioranza sempre più ricca e una minoranza sempre più povera». Dopo Parigi la sicurezza e le politiche migratorie sono finite nel mirino. C'è una crisi, che errori sono stati commessi? «L'atto infame di Parigi è stato compiuto dai francesi, un dato che quella piazza ha capito perfettamente. Uomini nati e cresciuti in una metropoli che hanno frequentato le scuole e hanno vissuto ciò che ha vissuto chi ieri era in marcia. Quella piazza fa un'operazione importante: supera lo scontro di civiltà, una favoletta raccontata per costruire il nemico immaginario dell'immigrazione. In questo momento, e qui mi riferisco ai Salvini e Borghezio di casa nostra, anziché avere cura e proteggere chi scappa dagli assassini finiamo per ammazzarli, è questo il paradosso che ormai non regge più». Si spieghi meglio. «Governare il fenomeno delle migrazioni e rinnovare l'istituto dell'asilo politico è uno dei fondamenti centrali di un'Europa sicura. Bisognerebbe farla finita di costruire i nemici del mio nemico attraverso ad esempio il finanziamento o la tolleranza verso chi può essere nello scacchiere internazionale in quel momento. Occorre tornare a proteggere l'asilo politico, ad accogliere le persone e a governare in maniera dignitosa e democratica questo fenomeno, costruendo sicurezza reale rispetto a chi coltiva l'odio e l'intolleranza». Il silenzio assordante nei confronti delle migliaia di vittime nigeriane significa questo? «Fa parte sicuramente di questo. Dobbiamo abituarci all'idea che questa non è una guerra tra una parte contro l'altra: lo stesso orrore che hanno provato i francesi lo provano tutti i giorni in tanti angoli del mondo persone che non hanno la fortuna e la possibilità poi di avere l'attenzione. Questa è una cosa terribile». Molti si interrogano sull'assenza di Obama. Che idea si è fatto? «Credo che la scelta di Obama sia politica e soprattutto giusta. Se ci fosse stato Obama a Parigi sarebbe stata la marcia dell'Occidente contro il Mondo Arabo. In questo modo è stata la marcia dell'Europa che vuole costituirsi come entità politica con tutte le contraddizioni del caso. Molti governanti hanno così riconosciuto i loro limiti: che manchi un Europa politica lo sa anche Obama. Non è lo scontro di civiltà, ma è la costruzione di spazi di libertà e di nuova democrazia».  
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