Cannabis, il Governo così "depenalizza il carcere" e resta il reato

12 gennaio 2016 ore 8:21, Andrea De Angelis
Cerchiamo di fare chiarezza perché, dopo un'estate passata a parlare di depenalizzazione, ora sembra che si sia tornati indietro e molti titolano, giustamente, di uno stop alla depenalizzazione della cannabis. Ma cosa è successo? In realtà si tratta di un cambiamento di prospettiva volto a sgravare i tribunali di un pesante lavoro e al contempo ad allontanare la possibilità che per la coltivazione di marijuana si finisca in carcere. Nei casi ovviamente previsti dalla legge.

Nessuna depenalizzazione del reato per chi coltiva marijuana: il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha precisato il contenuto della riforma del Codice dopo le indiscrezioni che parlavano di una depenalizzazione tout court per le droghe leggere. "Non si tratta di depenalizzare il reato per chi coltiva l'erba in terrazzo - è la spiegazione - ma di rendere reato amministrativo quello che oggi è reato penale e che riguarda solo chi, avendo ottenuto l'autorizzazione alla coltivazione a scopo terapeutico, viola quella prescrizione". Una fattispecie che oggi è considerata, appunto, reato penale e prevede, quindi, un processo che si conclude con una pena detentiva, commutabile poi in sanzione pecuniaria. Intervenendo sul codice per portare il reato in questione - ovvero la violazione della prescrizione per chi ottiene l'autorizzazione alla coltivazione a scopo terapeutico - a semplice illecito amministrativo, si sgravano i tribunali di un carico di lavoro importante mantenendo però la stessa sanzione pecuniaria.  
Cannabis, il Governo così 'depenalizza il carcere' e resta il reato
Tra le numerosi voci si registra anche quella del senatore Benedetto Della Vedova: "Voglio dire ai colleghi dell’Ncd che noi dell’intergruppo la legalizzazione la vogliamo portare in Italia attraverso la porta principale, cioè con il voto in parlamento. E con un grande dibattito pubblico, a cui stiamo lavorando, nel quale, svincolati da una logica di maggioranza e opposizione come è giusto che sia nell’ambito dei diritti, si confronteranno le ragioni dei proibizionisti e di chi, come noi, crede nella legalizzazione come strumento di sicurezza, di legalità fiscale e di lotta alle mafie". Nell'intervista a Il Manifesto l'esponente del governo si è mostrato fiducioso sulla svolta, meno sui tempi: "Non dobbiamo farci condizionare dalle polemiche strumentali contro il governo: è evidente che la battaglia parlamentare si può vincere. E in termini di legalità, salute e bilancio pubblico sarebbe un passaggio rilevantissimo che per una volta l’Italia potrebbe fare prima degli altri. Perché che si arrivi alla legalizzazione della cannabis è certo, il problema è quando".

Non si tratta quindi di legalizzare la cannabis, nemmeno di aprire coffee shop in ogni angolo delle città, o di consentire a tutti di fumare spinelli per strada. Si tratta solo di permettere la coltivazione di una piantina e magari sottrarre così introiti alla criminalità organizzata. Niente da fare, però, il Nuovo Centrodestra ha convinto il governo che la cosa - così come la depenalizzazione del reato di clandestinità - non è politicamente opportuna. Almeno così sembra. E che non può essere portata a termine senza un'adeguata sensibilizzazione dell'opinione pubblica. 


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