Per Unioncamere fallimenti in calo del 4,8%, ma quali imprese stanno fallendo?

12 gennaio 2016 ore 10:17, Luca Lippi
Rallenta la corsa dei fallimenti, e se questo vuole essere un dato positivo è solo questione di punti di vista, sarebbe come dire che in una guerra muoiono meno soldati dell’anno precedente, il dato è positivo ma la tragedia rimane. Dunque il bicchiere mezzo pieno secondo Unioncamere è che nei primi nove mesi del 2015 le procedure fallimentari aperte dalle aziende italiane sono state 12.583, contro le 13.223 del corrispondente periodo del 2014. Unioncamere indica che, in termini percentuali, la frenata è vicina al 5% e segna un’inversione di tendenza rispetto al trend degli ultimi 4 anni. Ivan Lo Bello (presidente di Unioncamere) dice a proposito: “Il segnale che giunge dal rallentamento delle procedure fallimentari è certamente positivo. Ci conferma che il sistema produttivo italiano sta uscendo dalla grave crisi degli ultimi anni. Quello di quest’anno è infatti, sul fronte dei fallimenti, il risultato migliore dall’inizio della crisi”. In controtendenza fra le fattispecie giuridiche ci sono cooperative e consorzi che registrano un lieve aumento rispetto alle altre forme societarie commerciali. 
È il commercio  ad avere subito la performance peggiore fra le varie tipologie esaminate, 3.186 fallimenti aperti negli undici mesi, pari al 25,3% del totale. Seguono le costruzioni con 2.824 eventi (22,4%) e l’industria manifatturiera con 2.654 (21,1%). Quanto all’incidenza del fenomeno – al netto dei settori di minori dimensioni per numero di imprese - l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata tra le attività dei trasporti e magazzinaggio (3,6 procedure aperte ogni mille imprese esistenti).
Rispetto al 2014, tra i settori di maggiori dimensioni quelli che più degli altri hanno tirato una boccata d’ossigeno sono stati le attività manifatturiere (-11,7%) e le costruzioni (-10,3%). A peggiorare la performance dell’anno precedente sono stati, in particolare, i servizi alle imprese (+9,3%) e le attività di alloggio e ristorazione (+8,6%).

Per Unioncamere fallimenti in calo del 4,8%, ma quali imprese stanno fallendo?
Il bicchiere diventa mezzo vuoto nel momento in cui si amplia l’orizzonte di osservazione. Secondo le rilevazioni Cerved già nel 2014, 104 mila aziende avevano chiuso i battenti nell’anno (e non 13.223 come rileva Unioncamere che guarda solo una fetta di tessuto produttivo) tra fallimenti, procedure concorsuali non fallimentari e liquidazioni volontarie. Nel 2014 il dato non era festeggiato con positivo seppure rilevava il 3,5% in meno rispetto ai picchi del 2013. Dall’inizio della crisi nel 2008, sono fallite più di 82 mila imprese dove lavoravano circa 1 milione di addetti. La serie storica dei dati Cerved (ultima rilevazione al 2014) mostra chiaramente come i costi occupazionali siano stati elevatissimi, fino a raggiungere il picco nel 2013 quando 176 mila lavoratori hanno perso il posto di lavoro. Il dato 2014 è in miglioramento rispetto al 2013 (175 mila posti; -0,5%) in quanto si è ridotta la dimensione media delle imprese, e lo stesso parametro è valido per i dati recenti di Unioncamere.
In conclusione, la tendenza della corsa ai fallimenti diminuisce per esaurimento di aziende che corrono, più andiamo avanti e più è elevato il rischio di vedere fallire aziende sempre più solide che gettano la spugna. Il bicchiere mezzo vuoto è che si sta esaurendo la base imponibile oltre perdere pezzi il motore per la ripresa.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]