Unioni Civili, Gandolfini: "Tutti in piazza, grande condivisione con vescovi italiani"

12 gennaio 2016 ore 10:26, Marco Guerra
Il popolo pro-family invaderà nuovamente le strade di Roma per dire ‘No’ ddl sulle Unioni Civili, ma soprattutto per ribadire che la famiglia non si tocca e che i diritti del bambino vengono prima dei desideri individuali di chiunque altro. Intanto il Comitato difendiamo i nostri figli, che ha animato la piazza del 20 giugno scorso, sta lavorando senza sosta per allargare a tutte le realtà della società civile la partecipazione alla grande manifestazione nella Capitale. IntelligoNews ne ha parlato con il presidente del Comitato il neuro-chirurgo Massimo Gandolfini. 

Allora prof. Gandolfini, il Comitato ha accesso i motori e tutti parlano del 30 gennaio come della data più probabile per la nuova pizza, me lo conferma?  

“La volontà di scendere in piazza è confermata al 100%, la data dipende da una serie di incontri che terrò questa settimana”.

Unioni Civili, Gandolfini: 'Tutti in piazza, grande condivisione con vescovi italiani'
Stavolta si ha l’impressione che la Cei guardi con più favore alla nuova manifestazione…

“Interno al 20 giugno c’era stato una grosso fraintendimento, perché dopo quella data abbiamo continuato a fare una grande opera di informazione e abbiamo avuto centinaia di incontri con singoli vescovi ordinari diocesani, che non solo hanno organizzato conferenze e convegni, ma sono stati anche presenti a questi eventi. La sensazione che ho è di una grande condivisione di molti vescovi italiani alle nostre iniziative”. 

Anche le diverse associazioni familiari stanno aspettando per sciogliere le ultime riserve circa la loro partecipazione segnale. Si tenterà di coinvolgere tutti?

“Assolutamente sì, ecco perché ho parlato di incontri importanti in questa settimana, incontri con non riguardano solo i parlamentari ma anche la Chiesa, movimenti e associazioni varie. Vogliamo che sia coinvolto al massimo anche il mondo non cattolico, abbiamo contatti con fedeli di religioni diverse. Vogliamo che sia una manifestazione di popolo semplice ma ben pensata”. 

Nel frattempo alcuni nella maggioranza stanno cercando di mediare proponendo l’affido rafforzato. È questa la soluzione?

“No, per carità, io in tutte le interviste non faccio altro che spiegare che l’idea dell’affido rafforzato è una presa in giro e una soluzione che si può accettare solo se se si è degli ingenui. Perché  significa inventare una norma giuridica inesistente viste che l’attuale legge che regola l’affido pone come condizione fondamentale il fatto che il bambino possa tornare nella famiglia di origine. Ma in questo caso mi domando quale? Quindi non si tratta di affido. In secondo luogo lo sappiamo tutti che il giorno dopo che passa l’affido rafforzato ci sarà il giudice monocratico di Biella piuttosto che  di Monreale che dirà “va bene ma se è stato approvato l’affido vuol dire che è stata riconosciuta la famiglia…e quindi l’adozione”. È semplicemente una trappola per dire ai cattolici guardate che togliamo la stepchild-adoption è così siamo tutti più contenti. Oltre tutto il maggiore problema della stepchild è che apre all’utero in affitto e da questo punto di vista l’affido rafforzato non cambia proprio nulla. Perché il partner va in Ucraina e quando torna chiede l’affido invece che la stepchild che ai fini dell’abominevole pratica dell’utero in affitto non cambia proprio nulla”. 

Renzi nel 2007 si disse vicino al popolo che prendeva parte al Family day, oggi è impossibile un suo ravvedimento sul ddl Cirinnà? 

“Magari, guardi noi sul premier abbiamo cercato di fare tutte le pressioni possibili immaginabili attraverso ogni canale che avevamo. Un riscontro non lo abbiamo avuto. Sentiamo solo frasi fatte “come l’Europa ce lo chiede”. Ma come non è Renzi che continua a dire che l’Europa non è la nostra maestrina, che non dobbiamo andare con il cappello in mano a Bruxelles e che dobbiamo essere protagonisti e liberi rispetto alle istituzioni europee. Quindi non ho capito perché tutte queste valutazioni valgono per i migranti e le questioni economiche e poi sul diritto familiare dobbiamo eseguire quello che ci impone l’Europa. Se è vero che l’Europa ce lo chiede è altrettanto vero che noi siamo un Paese opinion-leader che può dire “no”, noi siamo di un’opinione diversa. Da una parte il premier dice che non siamo servi dell’UE e dall’altra si afferma che ce lo chiede l’Europa. Lo vuol far passare questo provvedimento come un’imposizione europea, ma in realtà lo vuole lui per tenersi buona la parte sinistra del partito”. 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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