La dinastia di dittatori nord coreani (visti con una certa ironia)

12 gennaio 2016 ore 10:40, intelligo
di Anna Paratore

Se continuano di questo passo, col trascorrere del tempo le generazioni al comando in Corea del Nord avranno il loro bel daffare per trovare superlativi adatti ad accompagnare il leader di turno.
Tutto è cominciato con il padre della patria, Kim Il-sung, il “Grande Leader” – rigorosamente scritto con le iniziali maiuscole - eroe della resistenza anti-niponica durante la Seconda guerra mondiale. Classe 1912, di lui si può dire che almeno all’inizio del suo “brillante” percorso politico avesse un’ideologia, quella comunista, sposata in pieno, salvo poi modificarla a suo uso e consumo col trascorrere del tempo e l’aumento del potere personale. Rapidamente, egli fu capo della Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) dal 1948 alla sua morte. Primo Ministro dal 1948 al 1972 e di Presidente a partire dal 1972, oltre che a Segretario generale del Partito del Lavoro di Corea.

A vederlo sulle immagini di regime, appare come un signore brizzolato, fonato, e con un grande sorriso bianchissimo: se non fosse per gli occhietti a mandorla nascosti dietro occhiali dalla montatura dorata, potrebbe assomigliare a Denis Verdini. Una volta assurto ai fasti della presidenza, questo gentiluomo di altra epoca, tra un dissidente dato in pasto ai porci a un altro lasciato a marcire nelle poco confortevoli galere di regime, si è creato un bel culto della personalità tutto suo. Non a caso l’8 luglio 1994, giorno della sua dipartita, è stato immortalato nella costituzione col titolo appena appena roboante di “Presidente Eterno” della Patria. Ma siccome non sia mai che Presidente Eterno fosse un filo riduttivo, ecco che egli viene normalmente ricordato anche con il più famigliare titolo di “Grande Leader”.

La dinastia di dittatori nord coreani (visti con una certa ironia)
Bisogna però ammettere che questo Grande Leader un certo impegno per arrivare a questo punto ce lo aveva messo, se non altro combattendo prima contro i giapponesi, poi contro gli americani nella Guerra di Corea che terminò con l’armistizio del 1953 e la divisione del Paese in due blocchi. Suo figlio, invece, non dovette sudarsi troppo la leadership visto che il padre gliel’apparecchiò direttamente in costituzione dove fece stabilire che quando fosse morto Kim jong-il gli sarebbe succeduto. Così, già nel 1980 si sapeva chi sarebbe arrivato dopo Kim Il-sung: il primogenito del Grande Leader che, per dire la verità, sebbene potesse vantare una discreta prole avuta da due matrimoni diversi, non era fortunatissimo riguardo alla sopravvivenza dei figlioli maschi. Comunque, ne bastava uno.
Ecco dunque arrivare ai fasti del potere Kim jong–il, classe 1941, che prende il potere subito dopo la morte del padre, nel 1994 e lo mantiene fino al 2011, quando a dipartire sarà lui. Meno imponente e anche meno belloccio del padre, Kim jong-il , amante di motori al punto che si costruisce da solo i mezzi di locomozione – o almeno così racconta la propaganda locale – jong-il è talmente eclettico da spaziare dalla meccanica alla filosofia, passando per una laurea in economia politica marxista che come corso universitario tanto sarebbe piaciuto anche in Italia. Non disdegna però il cinema occidentale. La sua attrice preferita è la Taylor, i film che ama sono Rambo, Godzilla e Venerdì 13, un trittico per veri cinefili. E che il cinema sia davvero una grande passione lo dimostrerà nel 1978 quando farà rapire Choi Eun-hee, attrice sud coereana e l’ex marito di lei, il regista Shin Sang-ok allo scopo di creare un’industria nazionale cinematografica. Su queste basi il giovane jong–il comincia la sua carriera politica consistita soprattutto nel creare un’ortodossia del culto della personalità paterno, e nel fare in modo che la stessa possa essere estesa anche al resto della famiglia. A questo punto, tra quisquiglie del tipo un attentato a Rangoon dove morirono 17 ufficiali sudcoreani, e l’abbattimento del Korean Air Flight 858 con 115 passeggeri a bordo, tutti morti, Jong-il non ha molto da fare se non decidere quale possa essere il titolo da attribuirsi. Alla fine, tra Leader Coraggioso, Successore Ideale per la causa della Rivoluzione, Grande Generale – quest’ultimo forse un po’ forzato visto che jong-il non ha nemmeno fatto il servizio militare – si opta per un vezzoso “Caro Leader”, che però non deve trarre in errore: se Kim Il-sung fu un dittatore dal pugno di ferro, Kim jong-il riuscì perfino a superarlo, esigendo dal popolo e da chiunque gli fosse vicino un’obbedienza assoluta, dove ogni minimo cenno di deviazione dal pensiero imposto era considerato manifestazione di slealtà e di sfida.
Naturalmente, pur accogliendo nelle sue mani il potere assoluto, il rispettoso jong-il non assunse mai formalmente la carica di Presidente della Repubblica di Corea, perché quella come abbiamo visto sarà eternamente attribuita a Kim Il-sung. Anche a livello internazionale, però, jong-il decise di lasciare una sua impronta. Quindi, dopo aver dato vita alla “politica della bandiera rossa”, che migliorava e aumentava i buoni rapporti con altri paesi marxisti, come Cina, Venezuela, Cuba e l’Iraq di Saddam, riprese anche gli esperimenti nucleari, giustificandoli con la presenza degli Stati Uniti in Corea del Sud.
Purtroppo per lui, però, essere anche un dittatore supremo non rende automaticamente immuni dalle disgrazie degli uomini qualunque, e così anche il nostro “Caro Leader” comincia a non stare troppo bene in salute. Naturalmente, essendo considerato dal suo popolo pressoché divino, non è bene che di certe cose si parli troppo. Ma i segreti, si sa, sono difficili da mantenere anche nelle dittature e la gente mormora. Le notizie di una prossima dipartita del Caro Leader e di infarti vari che lo colpiscono, si inseguono, sempre ovviamente e prontamente smentite dalla propaganda del regime. Il tutto fino al 17 dicembre del 2011, quando la morte di Kim jong-il viene confermata, anche se è probabilmente avvenuta già da un bel po’ di tempo. E siamo alla successione. Stavolta però è un po’ più complicata, visto che ci sono tre figli maschi e anche un genero. La spunta Kim jong-un ritenuto “tutto suo padre”. E’ il più giovane dei figli del Caro Leader, noto ai più come “Compagno Brillante”, e non aggiungiamo altro. Per ora.

Kim jong-un, classe 1983, in effetti è un tipino coriaceo e spietato, malgrado ostenti un’aria da pacioccone abbondantemente sovrappeso. Per ora si è contraddistinto solo per il numero notevolissimo di manifestazioni a cui ama partecipare e che devono avere un impianto scenico, diciamo così, degno di nota, altrimenti sembra che si innervosisca parecchio e che non è bene che ciò succeda. Tra le attività che più sembrano attrarlo, c’è il programma nucleare nazionale, da lui rilanciato nel 2013, e che nei giorni scorsi ha portato a un esperimento con la deflagrazione di un ordigno che, secondo il regime, non sarebbe un’atomica ma addirittura una bomba H. Tutto questo mentre il giovane jong-un provvedeva a far condannare a morte uno zio, dichiarato corrotto e predatore sessuale, e a far giustiziare il responsabile della Difesa, Hyon Young-chol, reo di essersi addormentato durante un evento militare alla presenza di jong-un. E affinché il lavoro fosse fatto a regola d’arte, a sparargli contro nel plotone d’esecuzione c’era anche un cannone antiaereo. Hai visto mai rimanesse qualcosa del condannato. Però non credete, non ci siano solo cupezze nel regime di jong-un. Il giovanotto ha anche un’alta sensibilità estetica tanto è vero che dopo aver scelto il taglio di capelli che più gli si addice -crede lui - l’ha nominato come “acconciatura di stato” a cui tutti dovranno ispirarsi dal barbiere.

Quale titolo, dunque, per questo campioncino della famigliola dei Kim? Di Compagno Brillante vi avevamo già detto, ma riduttivo, non vi pare? E allora un bel “Supremo Leader” ci sta benissimo. Dopo nonno e papà, e una bomba H, che c’è di meglio? Beh, sembra ci sia in arrivo una sorellina minore, che sta rapidamente scaldando il potere, ma di lei vi parleremo un’altra volta…
autore / intelligo
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