Depenalizzazioni, no di Roberta Bruzzone: "Certi reati segnano la vita delle persone. Quali gravi rischi"

12 gennaio 2016 ore 12:16, intelligo
Un Consiglio dei ministri che farà discutere. All’ordine del giorno della riunione governativa a Palazzo Chigi, c’è infatti la valutazione della delega sulle depenalizzazioni che scade la settimana prossima (il 17 gennaio). I punti che già stanno suscitando critiche anche in seno alla maggioranza e molte perplessità riguardano tre temi “delicati”. Primo fra tutti la guida senza patente. In pratica l’ipotesi di depenalizzazione su cui il governo è chiamato a pronunciarsi prevede che chi verrà beccato a guidare l’auto senza patente non sarà sottoposto a processo penale ma dovrà, invece, pagare una sanzione compresa tra i 5mila e i 30mila euro. Ma tra i reati in via di depenalizzazione c’è anche quello di atti osceni in luogo pubblico; tema molto particolare che incide nella sfera privata delle persone anche dal punto di vista psicologico e rispetto al quale donne e minori sono le “vittime” nel target di chi esercita l’azione. Due tasti che esperti e tecnici vorrebbero che il governo non toccasse intervenendo sulla norma vigente, come rileva nella conversazione con Intelligonews Roberta Bruzzone, criminologa. Da addetta ai lavori (e purtroppo il suo lavoro comincia dove le storie di cronaca si rivelano nella loro drammaticità e dove, spesso, la vita finisce in modo violento), non usa giri di parole: “Mi auguro non accada. Simili provvedimenti sono da scongiurare perché già adesso siamo in un contesto in cui tutto sembra lecito e alla fine il concetto che passa è che non paga nessuno; figuriamoci poi con ulteriori depenalizzazioni di reati. Insomma, ci manca solo che arrivi il via libera formale. La guida senza patente è un reato gravissimo che impatta sulla vita delle persone. Così come gli atti osceni in luogo pubblico; condotta altrettanto grave specialmente se rivolta nei confronti di un minore o di una persona fragile. Sono comportamenti in grado di incidere e segnare la vita e la sfera psicologica di chi li subisce. Anche per questo non vanno resi banali, né da punto di vista delle conseguenze né sul piano della gravità”. 

Depenalizzazioni, no di Roberta Bruzzone: 'Certi reati segnano la vita delle persone. Quali gravi rischi'
La criminologa aggiunge: “Non voglio fare la cattiva di turno ma siamo in una società in cui il messaggio che passa è che si può fare tutto e che per tutto c’è una giustificazione: di qui la tendenza a ‘comprendere’: il risultato in molti casi è che un disturbo di personalità non si nega a nessuno e si tende a giustificare un atto di impeto, senza concentrarci sugli effetti e le conseguenze per le persone che li subiscono. Tendenza che rilevo spesso anche nei forum sui social network dove gli utenti si dividono e c’è sempre l’innocentista di turno che dà le sue ‘lezioni’, quando invece a pagarne le conseguenze sono le vittime – quando ci sono – oppure le loro famiglie che pagano senza sconti”. Ragionamento analogo in linea di principio che Bruzzone applica anche al terzo ‘capitolo’ di reati per il quale il governo si appresta a valutare la depenalizzazione: il possesso di droghe leggere ma solo per chi è autorizzato a coltivare cannabis per scopi terapeutici. In questo caso è prevista la depenalizzazione solo per alcune inottemperanze delle prescrizioni. Da tecnico, Bruzzone si sofferma su un aspetto: “Se si tratta di uso terapeutico, immagino vi sia una prescrizione medica dettagliata che deriva da un’attenta analisi del caso dal punto di vista clinico, allora va bene nel senso che non si può negare questa possibilità per il paziente; ma la conditio sine qua non è che ci deve essere una piena dimostrazione del contesto clinico e dell’eventuale beneficio. Se questo non è accertato, si può comprendere facilmente il rischio di una marea di certificati medici dove tutti avranno bisogno di farsi una canna. Anche in questo caso, occorre capire bene come tutto ciò poi troverà applicazione nella pratica quotidiana”. 

Nel pacchetto di misure contenuto in un decreto legislativo su proposta del ministro della Giustizia Orlando, la depenalizzazione non riguarderà il reato di disturbo della quiete pubblica anche se con sanzioni minime: fino a tre mesi di arresto e 309 euro di ammenda. Non sarà invece reato il mancato versamento dei contributi previdenziali all’Inps: purché la somma sia inferiore ai 10mila euro. Tra gli altri reati depenalizzati anche l’abuso della credulità popolare, le rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive e il noleggio di materiale coperto da copyright. 

LuBi

autore / intelligo
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