Sempre più europei credono in Allah: le conversioni all'Islam segno dell'effetto laicismo?

12 gennaio 2016 ore 13:15, Americo Mascarucci
Ma perché tanti europei si sono convertiti all’Islam? Perché hanno scelto di ripudiare la propria cultura occidentale per abbracciare il Corano? Nelle fila dell’Isis è emerso più volte come i più accaniti integralisti, quelli più legati all’Islam violento ed intollerante, siano proprio gli europei convertiti, diventati loro malgrado più islamici dei musulmani di origine. Tuttavia al di là dei fanatici ci sono tanti europei, italiani compresi, che ad un certo punto della loro vita hanno scelto di rinunciare alle tradizioni e ai costumi occidentali lasciandosi affascinare dall’Islam. Persone che vivono pacificamente il loro credo religioso e che rifiutano l’integralismo e la violenza. La maggioranza degli italiani convertiti, soprattutto le donne, hanno deciso di diventare musulmani o musulmane per sposarsi e seguire il proprio partner; altri invece dopo una vita fondata sull’ateismo o su una religione praticata superficialmente hanno avvertito un bisogno di spiritualità e hanno ritenuto di trovare la risposta alle loro necessità proprio leggendo il Corano. 
Sempre più europei credono in Allah: le conversioni all'Islam segno dell'effetto laicismo?
Gli italiani convertiti all’Islam sarebbero secondo le stime del 2012 dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia (Ucoii) circa 70mila.
Tuttavia da un’inchiesta realizzata dal quotidiano La Stampa è emerso anche come alcuni abbiano scelto l’Islam come argine al dilagare del relativismo etico e di quel vuoto di valori che, sempre più massicciamente sembra caratterizzare le società occidentali, prigioniere di un laicismo dogmatico che è sembrato far prevalere sempre di più le pulsioni dell’io sui principi naturali. Non dunque mere ragioni di opportunismo (ossia la possibilità di sposare il fidanzato o la fidanzata musulmana) ma la convinzione che soltanto l'Islam oggi possa contrastare il dilagare del nichilismo di matrice occidentale. 
"Quello verso l’Islam - racconta Paolo Jafar Rada, 40 anni a La Stampa- è stato un cammino lento ma di continua consapevolezza che il mondo occidentale era lontano dai valori e ideali che cercavo. Nella fase attuale, noi ci troviamo nell’epoca che l’induismo ha definito come kali yuga, ovvero l’epoca oscura, l’epoca dove predominano le masse informi, le quali senza guida divina sono in uno stato di abbrutimento totale. L’Europa oggi vive in uno stato di materialismo diffuso o di pseudo religiosità laica. Un umanità decaduta distaccandosi da Dio.". Un bisogno di riscoperta dei valori morali che secondo Jafar la Chiesa cattolica non sarebbe in grado di garantire, apparendo a suo giudizio troppo arrendevole e dialogante con i fautori del "dogmatismo laicista". E non sarebbe il solo a pensarla così. 
L'’Eurispes ha stimato che dal 1996 al 2012 in Italia il numero dei matrimoni misti è più che raddoppiato, passando da 9.875 a 20.764 unità. L’Italia è però solo al 22esimo posto nella classifica europea per diffusione di matrimoni misti. In testa alla graduatoria si trovano Svizzera, Lettonia e Lussemburgo, agli ultimi posti si collocano Polonia, Bulgaria e Romania.


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