Depenalizzazioni, Di Pietro: "Chi ha i soldi potrà permettersi di guidare senza patente"

12 gennaio 2016 ore 16:17, Lucia Bigozzi
“Di fronte a un comportamento doloso, la sanzione penale deve esserci sempre. Con la depenalizzazione, invece, il rischio è che chi ha i soldi potrà permettersi di guidare senza patente”. Da ex magistrato, Antonio Di Pietro fa le pulci al pacchetto governativo e nella conversazione con Intelligonews si concentra sul capitolo guida senza patente. 

Da ex magistrato, secondo lei abolire il reato di guida senza patente serve o no?

«Personalmente ritengo che la previsione di una sanzione penale di debba essere sempre quando a seguito di un comportamento doloso, si mette a rischio il patrimonio ma soprattutto la vita di altre persone. In questo senso, la guida senza patente è un comportamento evidentemente doloso; il pericolo in sé è molto grave e a mio avviso deve essere punito anche penalmente»

Quali effetti per le vittime? Adesso possono sperare in un processo ma se il reato decade non avranno più giustizia?

«La sanzione penale è in difesa della vita delle vittime e non del risarcimento del danno. In altri termini, il reato di guida senza patente è a difesa preventiva, non a ristoro successivo e per fare in modo che una persona non guidi, perché anche se non commette un incidente, deve essere punito perché ha rischiato di commetterlo»

Bastano 5mila euro per togliersi il dente? C’è chi sospetta che la depenalizzazione di questo reato sia in un certo senso, anche un modo per fare cassa in tempi di vacche magre. Che ne pensa?

«E’ allo stesso tempo troppo e troppo poco. Troppo, perché a questo punto, chi ha i soldi può permettersi di guidare senza patente e troppo poco perché il rischio di compromettere la vita degli altri è troppo grande per poterlo quantificare economicamente. Ma in tema di depenalizzazioni c’è un altro fatto su cui, a mio avviso, il governo si sta facendo la pipì addosso…».

Quale?

«La mancata depenalizzazione del reato di clandestinità. In questo momento gli uffici giudiziari, specie nei luoghi di frontiera, sono letteralmente intasati di processi che non andranno da nessuna parte, in quanto al soggetto in questione non interessa la tempistica processuale e non parteciperà. Il punto vero è che istruendo un procedimento penale non puoi dar seguito all’espulsione perché, altrimenti, andresti a ledere il diritto di difesa. Aggiungo che, essendo un reato che non preoccupa il clandestino in quanto già clandestino, anche quando hai raggiunto i tre gradi di giudizio non sai mai se hai condannato la persona giusta perché spesso usano nomi di fantasia. Inoltre, la pena rientra nei termini della condizionale e nel frattempo il clandestino sta in giro anni per l’Italia. A mio avviso, i clandestini devono essere rimandati indietro alla frontiera con un atto amministrativo di espulsione immediata». 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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