Cani, oltre che fedeli anche empatici: lo dice la scienza

12 gennaio 2016 ore 16:20, Luca Lippi
E sporcano, e sono invadenti, e sono impegnativi, e fanno rumore…tutto quello che volete, ma non fanno nulla di più di quello che fanno gli esseri umani nelle varie fasi della loro vita con lo svantaggio che non comunicano come gli essere umani, gli manca la parola, e forse è quello che li erge a primeggiare sull’uomo, almeno su quella parte di umanità che non perde mai occasione per stare in silenzio piuttosto che dire sciocchezze. Facile, si parla di animali cosiddetti domestici, e nello specifico del cane. La ricerca delle etologhe Elisabetta Palagi, Velia Nicotra e Giada Cordoni, del Museo di storia naturale dell’università di Pisa sono riuscite a dimostrare che i cani provano empatia. 
In realtà chi ha avuto il privilegio di apprezzarne la presenza se ne è già reso conto senza il bisogno del supporto scientifico, ma ora che c’è anche la certificazione, è sempre piacevole parlarne a vantaggio di coloro che proprio non riescono a volerne sapere, gneralmente persone che a stento riescono ad avere rapporti lineari anche con i propri simili (anche questo è scientificamente provato).
Cos’è l’empatia? L'empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore, empatia significa "sentire dentro", e lo studio condotto dalle ricercatrici pisane (pubblicato anche sulla rivista specializzata “Royal Society Open Science”) dimostra che il contagio emotivo non è una prerogativa esclusiva degli esseri umani o delle scimmie antropomorfe, ma anche i cani, proprio come noi, sperimentano una reazione involontaria e automatica, nonché rapidissima (richiede meno di un secondo), alla mimica facciale dei propri  simili, tanto più se hanno di fronte un “amico”.

Cani, oltre che fedeli anche empatici: lo dice la scienza
I dati per lo studio sono stati raccolti nell’agosto del 2012 nel giardino pubblico “Vincenzo Florio Junior” del Parco della Favorita a Palermo. Con il permesso dei proprietari, i ricercatori hanno filmato 49 cani domestici di razza e non, 26 femmine e 23 maschi dai 3 ai 72 mesi di età. Le riprese si sono svolte dalle 6 alle 9 di sera per un totale di 50 ore di video. Dopo un raffinato lavoro di video-analisi, i ricercatori hanno finalmente avuto modo di verificare la loro ipotesi. La dottoressa Elisabetta Pelagi dice specificatamente: “La risposta involontaria del cane alla gestualità facciale e corporea di un proprio simile esiste ed è rapida quanto quella umana ma non solo: le sessioni di gioco in cui la mimica facciale e corporea erano più frequenti erano anche quelle di maggior durata e se a giocare erano cani “amici” la mimica facciale era ancora più marcata. La capacità di leggere attraverso il corpo e la “faccia” le emozioni altrui e di rispondere in modo appropriato è alla base dell’evoluzione del comportamento prosociale e dell’altruismo, alla base cioè di quei comportamenti che vengono catalogati come empatici. Insomma, ancora una volta potremmo trovarci di fronte alla scoperta che siamo più simili ad altri animali sociali di quanto non vorremmo credere e numerosi sono i potenziali sviluppi di questo studio. In futuro speriamo di poter studiare la mimica anche nel lupo per capire quanto questo fenomeno sia frutto del processo di domesticazione o sia invece radicato nell’evoluzione della comunicazione emotiva dei carnivori sociali. Se così fosse si aprirebbero infinite linee di ricerca e di sicuro le risposte potrebbero farci scoprire molto sulla capacità di condivisione delle emozioni negli altri animali, oltre che sulle nostre”. E allora perché sorprenderci se il Santo per eccellenza riusciva a comunicare con il lupo se già secoli prima una lupa aveva allevato due gemelli, piuttosto sorprendiamoci di chi continua a guardare con diffidenza questa creatura che ci somiglia sempre di più. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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