La stampa cattolica e Renzi. Malumori e strategie

12 giugno 2014 ore 9:37, Americo Mascarucci
La stampa cattolica e Renzi. Malumori e strategie
Non c’è da meravigliarsi nell’apprendere dell’insoddisfazione di alcuni Vescovi nei confronti della stampa cattolica, Avvenire su tutti, accusati di eccessiva compiacenza verso Matteo Renzi. Perché, se è vero che il premier riscuote la fiducia del 41% degli italiani che alle ultime elezioni europee si sono recati alle urne, è altrettanto vero che nel mondo cattolico continua a suscitare sentimenti contrapposti. Il quotidiano della Conferenza Episcopale e il suo direttore Marco Tarquinio a detta del quotidiano Il Giornale sarebbero finiti, insieme all’agenzia di informazione SIR, nel mirino di alcuni vescovi che si sono però espressi indirettamente facendo parlare gli organi d’informazione diocesani; l’accusa per loro è di essere troppo favorevoli a Renzi, ciò nonostante il presidente del Consiglio abbia più volte dichiarato di non essere interessato alla difesa dei temi etici e anzi di essere favorevole al riconoscimento di alcuni diritti civili che cozzano con la dottrina della Chiesa. Secondo quanto denunciato da alcuni bollettini diocesani operanti soprattutto al nord, si starebbe facendo un uso troppo strumentale delle aperture di Papa Francesco su alcuni temi, lasciando quasi intendere che la difesa della vita umana nelle sue varie forme, la sacralità del matrimonio, la bioetica, non siano considerati più valori irrinunciabili dalla Chiesa cattolica. E se tanti uomini di Chiesa per seguire la moda del momento fanno a gara a prendere posizione per apparire più progressisti degli altri, ci sono altri vescovi irriducibili per nulla disposti ad uniformarsi allo spirito modernista che aleggia nei sacri palazzi. E sono gli stessi vescovi che, senza il timore di apparire retrogradi e di finire sul rogo ad opera della “non santa” inquisizione laicista, non mancano di criticare le istituzioni sempre più frequenti dei registri delle unioni civili nei comuni, entrando in rotta di collisione con i sindaci. E’ proprio nelle diocesi rette da questi vescovi irriducibili che si registrerebbe il malumore nei confronti di un presunto appoggio concesso da Avvenire al premier Renzi, nonostante quest’ultimo non menzioni mai la difesa dei temi etici fra le priorità del suo governo. Naturalmente il direttore Tarquinio ha respinto le accuse comparse sugli organi diocesani definendole infondate e va detto che la posizione del giornale della Cei è sembrata fino ad oggi più orientata in favore dell’area cattolica incarnata dal duo Alfano-Casini piuttosto che verso il Pd. Tuttavia, se è vero che sulla difesa dei temi etici non sono mancati i distinguo fra Renzi e Alfano, è però pur vero che il peso dei cattolici all’interno dell’area di governo appare alquanto debole. Ecco perché, agli occhi di qualche vescovo, la presenza nella maggioranza di governo di esponenti dichiaratamente cattolici non può essere considerato un motivo sufficiente per appoggiare un esecutivo capeggiato da un premier che, pur professandosi a sua volta cattolico, si è sempre dichiarato autonomo dalla Chiesa e disponibile a discutere di coppie di fatto e diritti gay senza farsi condizionare dalla Cei. Ancora di più adesso alla luce della forte legittimazione popolare che Renzi ha ottenuto dalle urne. A meno che il vero obiettivo di certe critiche non sia proprio quello di suonare la sveglia a Udc e Nuovo centrodestra per convincerli ad alzare più efficacemente la voce e a costringere Renzi a pronunciarsi con maggiore chiarezza sulla difesa dei valori non negoziabili. Con un invito ad Avvenire a suonare per primo la campanella.
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