Questione morale, Pd e Ncd ai ferri corti: da Mafia Capitale al caso Azzollini

12 giugno 2015, Americo Mascarucci
Questione morale, Pd e Ncd ai ferri corti: da Mafia Capitale al caso Azzollini
Ci risiamo, nella maggioranza di governo è riesplosa la “questione morale”. La Procura di Trani ha inoltrato al Senato una richiesta di arresti domiciliari per il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama Antonio Azzollini coinvolto nell’inchiesta sul crac da 500 milioni di euro della casa di cura “Divina Provvidenza” di Bisceglie che ha già portato all’arresto di diverse persone fra cui due suore della congregazione. 

Il Partito Democratico per bocca del presidente Matteo Orfini ha già fatto sapere che la concessione dell’arresto appare inevitabile. Ergo, il Pd voterà a favore. Un annuncio quello di Orfini che ha fatto andare su tutte le furie gli esponenti dell’Ncd a detta dei quali non avrebbe alcun senso riunire la Commissione per le Autorizzazioni a procedere del Senato ed esaminare le carte inviate dai magistrati, se preventivamente si è deciso di concedere comunque l’arresto. 

Azzollini secondo le accuse della Procura di Trani si sarebbe trasformato, attraverso il suo potere di presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, nell’amministratore di fatto della casa di cura, obbligando le suore ad eseguire i suoi ordini – sempre secondo l’accusa - anche con metodi intimidatori e frasi molto colorite. Per i magistrati titolari dell’inchiesta avrebbe fatto assumere persone di sua fiducia e contribuendo con artifizi contabili ad aggravare il buco della congregazione. Accuse pesanti che a detta degli inquirenti richiederebbero per il parlamentare, come già per gli altri indagati, la necessità di misure cautelari, seppure ai domiciliari, per scongiurare possibili inquinamenti probatori. 

Dopo il “caso Lupi” dunque si apre un nuovo fronte di scontro nella maggioranza. L’ex ministro delle Infrastrutture pur non essendo indagato è stato sollecitato a dimettersi proprio dal Pd dopo che erano emersi i favori richiesti ed ottenuti per il figlio da parte degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta “grandi opere”.  Adesso c’è da affrontare questo nuovo caso ovviamente ben più grave del precedente ma che inevitabilmente sembra gettare ulteriore benzina sul fuoco dei già poco idilliaci rapporti fra il Pd e il partito di Alfano. 

Ma come mai proprio da Orfini è giunta una posizione così netta nei confronti della vicenda?  Il presidente del Pd avrebbe potuto mantenersi prudente, rinviare ogni decisione all’esame delle carte, invece è sembrato voler rendere quasi del tutto inutile il passaggio parlamentare, ossia la legittima difesa che lo stesso Azzolini avrà il diritto di presentare nella Commissione per le Autorizzazioni. 

E c’è chi è pronto a giurare che l’intervento di Orfini sia da collegare inevitabilmente alle ultime vicende di “Roma Capitale”. Il Pd romano di cui lo stesso Orfini è commissario, sta vivendo con grande imbarazzo lo scandalo che sta coinvolgendo il Campidoglio con le richieste di dimissioni provenienti da più parti all’indirizzo del sindaco Marino. 

Il quale non è indagato ma sembra comunque intrappolato nella ragnatela dei rapporti che il duo Buzzi-Carminati aveva costruito all’interno del Comune con politici e funzionari compiacenti. Nelle ultime ore sono poi venuti alla luce i rapporti stretti che sarebbero intercorsi fra Buzzi e il gabinetto del sindaco per l’assegnazione e la gestione dei fondi sociali. Insomma una situazione molto imbarazzante che sta mettendo in seria difficoltà un Pd lacerato al suo interno dal correntismo. 

Forse dietro la rigidezza mostrata nei confronti del destino di Azzolini si nasconde proprio il tentativo di riacquisire una sorta di “credibilità morale”? Una chiave di lettura che nelle ultime ore sembra albergare profonda in casa dell’Ncd. 
Insomma come già avvenuto per i casi Di Girolamo e Lupi, il Pd sarà pronto a mandare gli alleati al “macello” pur di tenere in secondo piano le proprie difficoltà e dimostrare che la questione morale è sempre centrale nell’agenda del partito? 

Una morale che non potendo essere applicata rigorosamente in casa (le dimissioni di Marino sarebbero un prezzo troppo alto da pagare) viene praticata di riflesso su chi sta più vicino? Sospetti che ancora una volta stanno a dimostrare come l’alleanza fra il Pd renziano e l’Ncd alfaniano sia tenuta insieme da tutto tranne che dalla fiducia politica e dalla solidarietà reciproca.
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