Migranti nelle stazioni Tiburtina e Centrale: è rischio guerra civile?

12 giugno 2015, Marta Moriconi
Migranti nelle stazioni Tiburtina e Centrale: è rischio guerra civile?
Le stazioni Centrale di Milano e Tiburtina di Roma versano nel degrado e c'è già chi li chiama Cara a cielo aperto.

Le due città sono oggi al centro delle cronache per il caos migranti che le istituzioni sembrano non saper governare.

E mentre i cittadini romani, della zona Tiburtina, si organizzano in modo autonomo, come è il caso del neonato Comitato degli esercenti del Centro Commerciale di Piazza delle Crociate, a Milano il controllore del treno S14 delle Ferrovie Nord, che proveniva da Expo verso Milano, ha incontrato un gruppetto di ragazzi sudamericani, 4 o 5 secondo le prime testimonianze, che lo hanno aggredito in maniera violentissima coinvolgendo anche un collega andato in soccorso. 

I ragazzi sudamericani sono scappati con tanto di machete servito alla violenza, e quando le ambulanze hanno portato i due ferrovieri in pronto soccorso hanno riscontrato un forte trauma cranico per uno e una lesione grave al braccio dell'altro, che è stato sottoposto velocemente a un delicato intervento chirurgico all’ospedale Niguarda ieri notte.
Ora se da una parte la speranza è che l'uomo possa recuperare la piena funzionalità del braccio e non rischiare più l’amputazione, è chiaro che Renzi ha un'emergenza evidente da trattare, che non può essere più rimandata né è pi ù evitabile. 

I profughi, più di 500 a Roma, non possono essere ospitati nei centri che sono già tutti pieni. Idem per Milano, dove sostano per strada, malati e in situazioni di degrado assoluto. 

L'arrangiamento su strada nei pressi delle stazioni non è sostenibili. Il messaggio mandato è l'assenza di legalità e controllo. E in questo caos la criminalità è sovrana, mentre lo Stato è latitante. 

Si tratta di inciviltà, se non fosse chiaro. Inciviltà per tutti, italiano e non. Quando si arriva ad essere accampati per terra e si espletano i propri bisogni in pubblico, non c'è più sicurezza né sanitaria né di altro tipo, vige l'anarchia. 

 Come un po’ ovunque ormai. Il dramma è che quando i cittadini si organizzano in autonomia, il rischio per lo Stato che la situazione degeneri in una difesa fai da te è altissimo. 

Per ora i Comitato sono di supporto ai cittadini contro il degrado, ma domani? Non si può lasciare i quartiere da soli a gestirsi il da farsi. La riappropriazione del proprio territorio non è una battaglia, sarebbe in diritto. 
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