Lo scrittore Fulvio Abbate a Eco: “Caro Umberto, i social hanno sostituito il muro del bagno”

12 giugno 2015, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, lo scrittore Fulvio Abbate commenta la frase di Umberto Eco: “I social media danno parola a legioni di imbecilli” che ha scatenato un accesso dibattito tra sostenitori del web e critici della rete.

Si schiera dalla parte di Eco o contro?

«L’argomento principe che consente a chiunque, anche al più idiota, di pensare di avere un’idea sul mondo è il calcio. Quindi, eventualmente i social network e la rete arrivano secondi. Dopo di che la democrazia non può essere regolata come se gli stupidi appartenessero all’immigrazione clandestina».
Lo scrittore Fulvio Abbate a Eco: “Caro Umberto, i social hanno sostituito il muro del bagno”


Si può dire quindi che condivide solo in parte le parole di Eco?

«E’ assolutamente vero che la stupidità è una risorsa sempre più blandita in questa nostra società, ma non mi sembra che negli ultimi anni Eco con gli strumenti che possiede: rubriche sui giornali, spazi in tv, abbia mai speso una parola per mettere in discussione l’imbecillità di destra, di sinistra e di centro, o tanto meno la bigiotteria culturale veltroniana che ci sta togliendo il fiato. Qualche anno fa ho scritto un articolo che era una “lettera a Umberto Eco e agli intellettuali sinistrati” e non ho mai ricevuto risposta».

Uno scrittore che non capisce i social media è fuori dal tempo?

«E’ come se noi adesso mettessimo in discussione l’invenzione della bicicletta. I social media ci sono, sono una realtà. Punto. Hanno sostituito quello che un tempo era il muro del cesso dove uno andava a scrivere “Caterina è la più bella”. Un tempo lo facevi sul muro del cesso del vespasiano pubblico adesso hai la possibilità di farlo sui social. Mi sarebbe piaciuto un commento di Eco, autore del libro Diario minimo in cui ci spiegava la “mediocrità” di Mike Bongiorno, sui post di Selvaggia Lucarelli. Quando la Lucarelli scrive un commento su Belen e il marito che si separano, riesce a toccare i 30mila like in poche ore. Mi sarebbe piaciuto anche che Eco dichiarasse che il ceto intellettuale è ormai inerme di fronte ai professionisti del gossip».

Quindi secondo lei c’è un po’ di arroganza nelle sue parole?

«Più che arroganza, ripeto, Eco non lo abbiamo sentito quando avremmo voluto».

Da collega vuole dargli un consiglio?

«Sì, un faccia a faccia tra Umberto Eco e Fabrizio Corona, vediamo chi ne esce vincitore all’applausometro. Ovviamente quando Corona sarà fuori dalle patrie galere».

Eco si è detto anche ottimista sul futuro del giornale cartaceo. Condivide questa analisi?

«No, io lo vedo molto male. Sono uno scrittore e un opinionista ma da qualche mese non acquisto più giornali e quando, raramente, lo faccio rimangono sul divano senza che mi venga in mente di sfogliarli. La ragione è semplice: penso che sia le opinioni sia le notizie vengano sottoposte a controllo mentre sugli orrendi social network posso scrivere liberamente che Caterina è "una poco di buono”...».

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