Salvi i piccoli risparmiatori, il salvataggio Mps nelle mani di Bruxelles

12 luglio 2016 ore 11:49, Luca Lippi
“I correntisti di Monte Paschi di siena possono dormire sonni tranquilli, i banchieri un po’ Meno”, così Matteo Renzi a Rtl 102.5 stamattina, intanto dall’Eurogruppo aperto ieri a Bruxelles giungono indiscrezioni sulla totale convinzione di rassicurare gli obbligazionisti “retail”, cioè gli investitori privati.
Roma e Bruxelles continuano comunque a discutere sul coinvolgimento degli investotori istituzionali qualora la situazione di Monte Paschi dovesse deteriorarsi ulteriormente.
A Padoan proprio non va giù che si parli di “salvataggio di Mps” invero, sembra più che altro un attacco al Pd giacché Mps non è messo peggio di altri gruppi bancari assai più blasonati attualmente, anzi, forse è il contrario visto che è stato ricapitalizzato di recente.
La Ue propone al governo di applicare lo stesso schema usato per il sostegno pubblico alle banche portoghesi, che ha comportato il sacrificio delle obbligazioni subordinate, e non solo, detenute dagli investitori professionali. Padoan invece alza la voce visto che la soluzione portoghese si è rivelata disastrosa procurando la fuga dal pese degli investitori istituzionali.

Salvi i piccoli risparmiatori, il salvataggio Mps nelle mani di Bruxelles

Allo stato attuale la situazione è di stallo, per il momento l’unica certezza è quella di poter risparmiare da ogni intervento di emergenza i piccoli obbligazionisti della banca senese, che sono 60 mila, e detengono circa 3,5 miliardi di euro di titoli subordinati.
Non si placa la protesta delle associazioni a difesa degli obbligazionisti subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti, che con la risoluzione degli istituti a fine 2015 hanno visto completamente azzerati i loro investimenti. Letizia Giorgianni, presidente dell’associazione Vittime del Salva-Banche, dice: “Aspettiamo quello che succederà per il Monte dei Paschi di Siena. Negli ultimi giorni la nostra rabbia si è riaccesa, perché rischiamo di rimanere gli unici azzerati di tutto il sistema bancario italiano”.
La soluzione che si profila per Mps non è quella adottata per le quattro banche, di fatto liquidate, e questo potrebbe spiegare un trattamento diverso. 
Gli obbligazionisti “azzerati” sono in grande agitazione e ieri sono tornati in Bankitalia per chiedere lumi sui rimborsi previsti dalla Legge di stabilità di fine dicembre, e confermati dalla nuova legge sulle banche del 30 giugno scorso, che sono ancora fermi. 
Il Fondo Interbancario di garanzia dei depositi, che gestisce il Fondo di Solidarietà, potrebbe già ricevere le richieste di rimborso dell’80% del capitale investito, possibile per chi ha un reddito Irpef inferiore a 35 mila euro o un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro, ma non si è ancora avviata alcuna procedura.
Ancora latitano, invece, i dei due decreti, uno del Presidente del Consiglio, l’altro di Tesoro e Giustizia, per disciplinare gli arbitrati, cioè i collegi ai quali potranno ricorrere gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche in alternativa al rimborso forfettario automatico. La nuova legge che accelera le procedure per il recupero delle sofferenze bancarie, ha prorogato i termini per l’emanazione dei decreti, portandolo al 30 giugno. Termine scaduto il giorno stesso dell’approvazione della norma in Parlamento, avvenuta, appunto, l’ultimo del mese scorso. I rimborsi potrebbero arrivare dopo la cessione delle quattro nuove banche nate dagli istituti messi in risoluzione, e ricapitalizzate dal sistema bancario con 1,6 miliardi. 
In conclusione si è in attesa per la settimana prossima delle offerte vincolanti e del decreto per dare attuazione alla Garanzia pubblica sulla cessione delle sofferenze, il meccanismo ideato dal Tesoro per favorire lo sviluppo del mercato dei crediti deteriorati, favorendo la loro dismissione.

autore / Luca Lippi
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