Epatiti virali più mortali di Aids e Tbc, ma può salvare il vaccino (poco usato)

12 luglio 2016 ore 13:17, Americo Mascarucci
Le epatiti uccidono più di Aids e Tbc.
Lo afferma un’indagine condotta da ricercatori dell’Imperial College di Londra e da una Università di Washington.
I due istituti hanno condotto analisi su dati che sono stati raccolti in ben 183 Paesi in 23 anni. 
Lo studio stima che le infezioni da epatiti e le loro complicanze hanno ucciso un milione e mezzo di persone nel 2013, nonostante l’esistenza di vaccini e cure. Negli ultimi vent’anni il dato è cresciuto del 60 per cento.
Ci sono cinque diversi tipi di epatiti: la A, la B, la C, la D e la E. 
La B, la C e la D si trasmettono attraverso il contatto di fluidi corporei infetti, mentre la A e la E con il contatto di acqua o alimenti contaminati. 
Le più pericolose sono la B e la C, che possono danneggiare severamente il fegato, aumentando di molto il rischio di sviluppare un cancro. 
Il 95% delle persone contagiate di solito non sa di essere infetto anche se esistono trattamenti che possono prevenire lo sviluppo di malattie del fegato nei casi di epatatite B o C. Il 96% di coloro che muoiono per l'epatite sono affetti dal tipo B o C.

A livello globale, quindi, le epatiti sono tra le principali cause di morte, contando anche sul fatto che spesso questi decessi sono correlati a patologie legate all’epatite stessa come i tumori che colpiscono il fegato ad esempio. 
A differenza di altre malattie, le epatiti sembrano colpire soprattutto nei Paesi che hanno un medio e alto reddito: in questi sono calati i decessi causati da altre patologie ma non quelli legati all’epatite, che invece sono cresciuti. 
Epatiti virali più mortali di Aids e Tbc, ma può salvare il vaccino (poco usato)
L’Organizzazione Mondiale della Sanità invita i Paesi a aumentare le vaccinazioni, a concentrarsi sulla prevenzione e a favorire l’accesso alle nuove cure con i farmaci. 
"Nonostante esistano trattamenti efficaci e vaccini contro le epatiti virali – osserva Graham Cooke dell’Imperial College londinese – sono veramente basse le risorse economiche investite per favorire l’accesso dei pazienti a questi presidi. Sono disponibili vaccini anti-epatite A e B, e nuove terapie contro la C – ricorda – anche se i prezzi dei nuovi farmaci sono fuori alla portata di ogni Paese, povero o ricco".
Gli autori dello studio evidenziano la necessità di concretizzare il piano d’azione definito dall’Oms, che fra gli obiettivi di propone la riduzione dei nuovi casi di epatiti B e C entro il 2020, con un -10% di mortalità. 

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