Carota e bastone dall'Fmi: crescita stabile ma con riforme

12 luglio 2016 ore 16:13, Luca Lippi
Il Fmi sostiene che il Pil italiano non riuscirà a superare l’1% nell’anno in corso, di fatto tagliando le stime. Sempre secondo il Fmi la colpa non è della politica economica italiana, ma soprattutto è la conseguenza del Brexit che in sostanza interviene negativamente sul Pil dell’Eurozona. Non sarebbe un’affermazione del tutto scevra di controsensi, se si erode il Pil dell’Eurozona questo da qualche parte deve andare, e più nello specifico sarebbe destinato alla Gran Bretagna, in barba a quelli che continuano ad affermare propagandisticamente che il Brexit fa male soprattutto agli inglesi.
Il dato deve ancora essere confermato in occasione dell’aggiornamento del World Economic Outlook atteso la prossima settimana. In sostanza rappresenta un taglio di circa lo 0,2-0,3% rispetto alle valutazioni contenute nei documenti diffusi al termine della consultazione annuale sull'economia italiana condotta in base all'Articolo 4 e che continuano a fissare l'aumento del Pil italiano all'1,1% quest'anno e all'1,3% il prossimo.
L'istituto di Washington comunque tende a precisare che: “sta rivedendo leggermente la prospettiva di crescita, in modo da tenere conto dell'aumentata incertezza. Per quanto la ripresa sia prevista continuare. L'accresciuta volatilità del mercato finanziario e la generale maggiore incertezza potrebbero pesare su investimenti e crescita d'ora innanzi. Sebbene il commercio e l'esposizione diretta del settore finanziario con la Gran Bretagna siano relativamente limitati, la valutazione preliminare dello staff è che i rischi al ribasso della crescita sono in qualche modo aumentati”.

Carota e bastone dall'Fmi: crescita stabile ma con riforme

La sensazione è che il Fmi parli a nuora perché suocera intenda. Le note al rapporto sono ininfluenti e colme di meta messaggi, una sorta di alternanza di carota e bastone. 
Per quanto riguarda l’Italia il Fmi dice: “si sta riprendendo gradualmente da profonda e lunga recessione. Tuttavia la ripresa è modesta e fragile". Per il Fondo, l'Italia non rivedrà i picchi del 2007 fino alla metà del prossimo decennio, un lungo periodo durante il quale si allargherà il gap del Paese rispetto alla media dell'area dell'euro, che cresce più velocemente (bastone). Poi però promuove le riforme avviate, a partire da quelle del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e del settore bancario e valuta le scadenze in agenda del nostro governo in circa 0,3% di Pil in più, ma a patto che gli sforzi siano pienamente portati a termine e intensificati, il che include, tra le altre cose, una nuova struttura della contrattazione per allineare i salari alla produttività, affrontare il problema dei crediti deteriorati e una riduzione del cuneo fiscale senza mettere a rischio gli obiettivi fiscali di medio termine (carota).
Rischi per l’Italia secondo il Fmi: ritardi nell'affrontare il tema della qualità degli attivi bancari, l'aumento della volatilità del mercato finanziario globale, il rallentamento del commercio mondiale che pesa sulle esportazioni. Aggiunge minacce alla sicurezza e il flusso di migranti che potrebbero complicare la situazione politica. Un richiamo infine anche per il debito, che resta una fonte di vulnerabilità.
Il debito è salito al 132,7% nel 2015, ben lontano dall'obiettivo del 60% fissato dal Patto di stabilità europeo. E ancora deve toccare il picco. In termini nominali è il più alto della zona dell'euro, mentre in rapporto al Pil è il secondo dopo la Grecia.
Pronta la risposta del premier Matteo Renzi alla dura analisi dell'Fmi. "Tutti hanno ridotto le stime dopo la Brexit. I danni ahimè li sentiremo, ma sul medio periodo farà più male agli inglesi che a noi italiani, francesi e tedeschi, che potremo avere un piccolo rallentamento dell'economia, di qualche zero virgola. Gli inglesi invece sono molto preoccupati", ha osservato Renzi nel corso dell’intervista a radio Rtl. "Cerchiamo di attrarre talenti e cervelli, cerchiamo di portare in Italia un po' delle istituzioni finanziarie e sanitarie che sono a Londra".
Giusta la reazione, vaga l’argomentazione. Più interessante il progetto di Renzi di creare delle “no tax zone”, l’economia non può riprendere in uno stato che non spende quello che incassa. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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