Degrado Milano ed Emmanuel, Casarini (Sel): “Da Salvinistan al razzismo anche istituzionale"

12 luglio 2016 ore 13:16, Lucia Bigozzi
“La triste contabilità sui funerali può appartenere solo a chi è abituato a speculare o a fare l’avvoltoio sulle disgrazie: quello di Emmanuel è stato un omicidio a sfondo razziale”. Così Luca Casarini, esponente di Sel, analizza nell'intervista a Intelligonews il caso del nigeriano ucciso per aver difeso la moglie, passando poi alla vicenda Milano col bivacco dei profughi alla stazione centrale. E al “Milanstan” di Salvini, risponde con il “Salvinistan”… 

Ai funerali di Emmauel la presenza delle più alte cariche di Camera e governo, assenti ai funerali dei nove italiani massacrati a Dacca a colpi di machete. Come commenta? 

"Questa contabilità triste sui funerali può appartenere solo a chi è abituato a speculare o a fare l’avvoltoio sulle disgrazie, ne conosciamo tanti in Italia. Invece, credo che il senso di quanto accaduto a Fermo non possa essere manipolato raffrontando disgrazia su disgrazia, tragedia su tragedia è chiaro: è stato un omicidio a sfondo razziale. Il razzismo è una dimensione che non dobbiamo avere più paura di nominare perché, purtroppo, è un’involuzione cui stiamo assistendo in termini globali ma anche in termini europei, non solo italiani. L’assassino di Emmanuel è una persona che appare mossa dall'odio razziale, tanto è vero che i suoi gruppi di appartenenza non sono solo la curva dello stadio. Pare e chiedo conferma a loro che fosse pure di Casapound. Quindi il nodo del razzismo dobbiamo affrontarlo".

Degrado Milano ed Emmanuel, Casarini (Sel): “Da Salvinistan al razzismo anche istituzionale'
Come?

"Dobbiamo dirci che il razzismo è anche una conseguenza di politiche sbagliate; viaggia anche a livello istituzionale quando esempio noi promulghiamo una serie di leggi o di politiche che discriminano cittadino e cittadino dal punto di vista dei diritti: chi è profugo da chi non lo è, chi è migrante da chi non lo è. Le speculazioni sul chi c’era al funerale lì e al funerale qui appartengono agli avvoltoi".

Sul caso di Fermo c’è chi sottolinea alcuni aspetti che stanno emergendo dalle indagini e che sembrano correggere in parte la versione originaria, al punto che si va verso l’accusa di omicidio preterintenzionale e non volontario a carico dell’aggressore di Emmanuel. Lei che idea si è fatto? 

"Il problema non è preterintenzionale o volontario; il nodo è lo sfondo razziale. Sto alle parole anche di don Vinicio Albanesi: siamo in presenza di uno degli esponenti di un gruppo razzista che opera a Fermo, persona nota alle forze dell’ordine. Dopo l’omicidio si è fatto fatica sui media a dire le cose con loro nome: si è parlato di ultras, di un ragazzo vivace; no: è un fascista e razzista e dobbiamo dirlo perché questi gruppi razzisti esistono, sono organizzati e fanno dell’odio razziale la loro pratica quotidiana". 

Da Fermo a Milano: come valuta il bivacco dei profughi sotto mela di Pistoletto: Milano attraversata dal degrado? 

"Dico che se i profughi se hanno un posto dove dormire, non bivaccano alla stazione; se hanno un luogo dove possono incontrare persone che li aiutano anche a tenere i contatti con le loro famiglie che magari sono in Paesi dell’Europa del nord, non bivaccano alla stazione perché non è carino e neanche piacevole. Dobbiamo porci il problema che se ci sono persone che scappano dalla guerra e che sono obbligati a dormire per le strade, il problema è nostro, cioè siamo noi in deficit di accoglienza".

Però è evidente che questo è un altro segno di mancata integrazione, anche a livello sociale e culturale. Cosa risponde? 

"Facendo politiche adeguate. Quando parlo di accoglienza non faccio il buonista, parlo di standard di accoglienza elevati perché questo ci mette in sicurezza tutti; evita che queste persone siano date in pasto alla criminalità organizzata; ci evita dimensioni di degrado culturale e della vita. Parlare standard di accoglienza elevati, significa fare un discorso sulla sicurezza in questo Paese, oltrechè sui diritti che stanno sempre alla base di tutti i ragionamenti. I diritti stanno alla base dei doveri".

Cosa rispondi a Salvini che sul degrado di Milano usa l’appellativo di “Milanstan”? 

"Salvini è uno degli esempi viventi del degrado culturale e politico di questa Italia. Potrei dire che un suo comizio potrebbe essere definito “Salvinistan” perché lui somiglia molto a quei talebani che noi combattiamo, quegli integralisti dell’Isis che massacrano la gente sulla base di una loro presunta superiorità che passa attraverso la religione: in questo caso, per Salvini passa attraverso l’appartenenza biologica, la razza". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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