Referendum, Zoggia (Pd) a Emiliano e D'Alema: “Non c'è un problema di leadership sul no"

12 luglio 2016 ore 16:57, Lucia Bigozzi
“Sul fronte del no al referendum non c’è un problema di leadership: qui il punto è stare al merito delle questioni, una delle quali è che il no deve avere “diritto di cittadinanza” dentro al Pd”. Non “parteggia” né per D’Alema tantomeno per Emiliano, Davide Zoggia, parlamentare della minoranza dem che nell’intervista con Intelligonews analizza la battaglia referendaria anche alla luce della “sorpresa-Boschi”… 

Secondo Michele Emiliano non è possibile lasciare a D’Alema la guida del fronte del no al referendum. Condivide? Come vedrebbe Emiliano nel ruolo di front man di questa battaglia? 

"Penso che non ci sia un problema di leadership sul no; penso che chiunque nel Pd decida di votare no lo faccia comunque anche con una certa sofferenza, nel senso che un po’ per tutti la speranza sia che venga corretto il combinato disposto tra legge elettorale e riforma costituzionale. Quindi, chi decide di votare no, non lo fa a cuore leggero ma dopo una valutazione molto attenta dei pro e dei contro. Da questo punto di vista non vedo un problema di chi assumerà questa cosa".

Referendum, Zoggia (Pd) a Emiliano e D'Alema: “Non c'è un problema di leadership sul no'
Ma lei si sente più vicino alla sollecitazione di Emiliano oppure alle motivazioni con cui D’Alema porta avanti la battaglia del no? 

"Penso che D’Alema per motivare il suo no usi argomentazioni che hanno un senso e allo stesso tempo, se Emiliano deciderà di votare no al referendum anche lui avrà delle motivazioni valide per farlo. Qui il problema, un po’ come per il sì, è stare sul merito delle questioni. Partiamo da un presupposto che è pure all’ordine del giorno che abbiamo presentato all’ultima direzione Pd, ovvero che anche il no deve avere “diritto di cittadinanza” dentro al nostro partito; personalmente, mi auguro poi che il dibattito sulla legge elettorale davvero prenda una piega per quanto riguarda le modifiche, perché se c’è questo, probabilmente molte persone che hanno già deciso di votare no possono anche cambiare idea. Se così non fosse sarebbe un problema. La questione non è sentirsi più vicino a D’Alema o Emiliano".

Però è anche vero che chi nel Pd cavalcherà il fronte del no, in caso di vittoria potrebbe essere lui l’anti-Renzi dem o colui che lo sfiderà al congresso per la leadership del partito. Cosa risponde? 

"Non penso che chi in questo momento veleggia sul no abbia in mente questo. Se dovesse prevalere il no è evidente che il tema sarebbe quello di una conduzione sbagliata della campagna referendaria e di alcune forzature fatte nella riforma ma soprattutto nella legge elettorale. Io rivendico il fatto di non aver votato l’Italicum e quando insieme ad altri colleghi non lo abbiamo votato siamo stati additati come sfasciacarrozze; ora vedendo anche alcuni sondaggio tipo quello del Corsera, mi pare di capire che la stragrande maggioranza dei deputati Pd sarebbero per cambiare la legge elettorale".

A proposito di cambi e revisioni: che effetto le fa sentir dire al ministro Boschi che nella riforma costituzionale ci sono delle imperfezioni? 

"I cambi in corsa non mi entusiasmano; penso che in politica come in altri settori della vita serva una coerenza di fondo. Forse, ammettere fin da subito che questa non era la modifica simile a quella dei Padri Costituenti sarebbe stato più corretto nei confronti di chi va a votare. Non starei in questo momento dichiarazioni che possono avere una valenza prevalentemente tattica: io aspetterei i fatti. E i fatti sono la modifica dell’Italicum visto che, obiettivamente, con sei letture trovo difficile cambiare la riforma costituzionale. Se si vuole un coinvolgimento pieno del partito, penso sia ancora possibile. Se, invece, non lo si vuole… pazienza". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]