Tonelli (Sap): “Pericolosa saldatura tra centri sociali e migranti. I nostri numeri sull’emergenza immigrazione”

12 luglio 2016 ore 20:43, Marco Guerra
Contestazioni alla politica migratoria del governo Renzi e proteste contro lo sgombero di uno stabile occupato da 16 famiglie di immigrati. Milano e Bologna oggi sono state teatro di nuovi scontri tra la Polizia e i centri sociali. IntelligoNews ne ha parlato con Gianni Tonelli segretario generale del sindacato di Polizia Sap.
 
Giornata di tensione oggi tra centri sociali e Forze dell’Ordine a Milano e Bologna. In entrambe le manifestazioni c’erano rivendicazioni legate alla questione dei migranti. La polizia si trova a fare da cuscinetto anche nella crisi migratoria?
 
“Ormai la polizia si trova nell’incapacità generale della classe dirigente di affrontare i problemi che pesano sulla pelle dei cittadini e noi ci troviamo nella situazione anomala di ‘ammortizzatore sociale’ perché il palazzo non è in grado di affrontare i problemi che si scaricano nella piazza. Riguardo all’immigrazione c’è anche una fetta di tensione provocata dai professionisti dell’ordine pubblico. Parliamo di gente che sta in piazza a fare casino e basta, distruggere senza sapere le vere motivazioni che lo spingono a protestare”.
 
Oggi è stata ferita una ragazza, tutti enfatizzano questo per mostrare una polizia sempre pronta ad alzare i manganelli…

 
"L’anno scorso sono andati all’ospedale 6.000 poliziotti, ne ha sentito parlare lei? Io ho cercato di diffondere la notizia ma la cosa non interessa. Se qualcuno va in piazza incappucciato e bardato e si fa un graffio finisce in prima pagina, ma dei 6.000 poliziotti finiti all’ospedale nessuno ne parla. Non chiediamo gloria per le ferite che sul campo, dobbiamo patire, ma chiediamo solo dignità, rispetto e tutela per il nostro lavoro. Se si va in piazza a manifestare non pacificamente e con armi e chiaro che delle conseguenze ne nascono perché e l’ordinamento che impone di intervenire alle forze dell’ordine. E quindi è chiaro che ognuno deve assumersi la responsabilità dei propri comportamenti. In questi giorni è in parlamento il ddl sul reato di tortura. Ebbene, io dico che si tratta di una truffa colossale, che non ha nulla a che vedere con la sanzione della tortura ma solo è un manifesto ideologico contro le forze di polizia”.
 
Lei vede il pericolo che si possano saldate centri sociali e la parte più incontrollata del fenomeno migratorio?
 
“Certo che tra disperati e disperati ci si ritrova. Ci sono i disperati sociali, che sono quelli dei centri sociali, e poi i disperati materiali che approdano sulle nostre coste. Il sistema dovrebbe avere la maturità di evitare che si formino queste commistioni pericolose. E soprattutto andrebbe affrontata la questione dell’immigrazione con la dovuta determinazione e consequenzialità, cioè mancano 45mila uomini alle Forze dell’Ordine - di cui 17mila in Polizia – a questo si aggiunge il fatto che  ogni giorno la Polizia distoglie dal normale servizio dalle 2.000 alle 3.000 persone per dedicarle all’emergenza immigrazione. E diciamo pure che questi organici sono stati stabiliti quando il fenomeno immigrazione non esisteva. Comunque, tra assistenza allo sbarco, identificazione, offici stranieri, traduzioni, espulsioni, controlli della scientifica e tutto il resto noi togliamo ogni giorno 3.000 agenti dalle nostre strade e dal controllo del territorio. Se il governo decide di fare una scelta per l’accoglienza conseguentemente dovrebbe almeno sbloccare il tornover per il ricambio generazionale degli agenti, perché ogni anno perdiamo ulteriori 2.500 persone che vanno in pensione. Per far fronte all’emergenza servirebbe un ricambio del 100% e un’assunzione straordinaria di almeno 4.000 agenti per il prossimo anno”.
 
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