L’Europa celebra Conchita Wurst ma dietro la barba il ‘nulla’ del politicamente corretto

12 maggio 2014, intelligo
L’Europa celebra Conchita Wurst ma dietro la barba il ‘nulla’ del politicamente corretto
Di Gianfranco Librandi La “vittoria di chi crede nel rispetto”, in un “futuro di pace e libertà” e “basato sulla tolleranza”. E ancora un “trionfo dei diritti arcobaleno” in un “Europa senza discriminazioni”. I commenti appena riportati non si riferiscono ad un premio Nobel per la pace o a qualche altra onorificenza filantropica, ma al trionfo di Conchita Wurst, la drag queen austriaca con la barba, che sabato ha vinto la 59esima edizione dell' Eurovision Song Contest. Ma che politica, che cultura, sono solo canzonette, diceva con ironia Bennato in un suo brano del 1980 ispirato a Peter Pan. Tuttavia i tempi cambiano e allora ecco che anche il più noto concorso canoro del Vecchio Continente si presta da cornice e megafono della più banale teoria del gender e della propaganda del pensiero unico propugnata dalle oligarchie del politicamente corretto. Il successo della donna barbuta (o se preferite dell’uomo con la barba vestito da donna) viene quindi strumentalmente interpretato come un messaggio di libertà ed emancipazione, sebbene quasi nessuno si esprima sul brano vittorioso 'Rise like a phoenix' (alzi la mano chi lo conosce). Insomma i dubbi che i peli abbiano contato più della melodia sono legittimi e avvalorati dal fatto che il ragazzo, prima di travestirsi e diventare Conchita Wurst, tentò la fortuna, senza riuscirci, in un talent e poi in un gruppo vocale austriaco per poi ritirarsi momentaneamente dalle scene nel novembre del 2007. Ma se si fallisce come cantate il momento storico consente di reinventarsi come bandiera della comunità gay e transgender. E allora ecco tutta l’Europa in piedi acclamare il fenomeno Conchita in un impazzimento modaiolo che, in realtà, serve solo a nascondere il vuoto artistico dell’attuale scena musicale del mainstream più convenzionale. Con tutta sincerità trucco e parrucco erano stati già sperimentati negli anni ’70 dal ‘glem rock’ di Bavid Bowie, Elton John, Freddie Mercury e, in Italia, da Renato Zero; passando alla storia però per la straordinaria qualità della musica prodotta. E nessun omossessuale si è mai sognato di accostare le canzoni del ‘duca bianco’ alle battaglie per i diritti civili, ma nella odierna società delle minoranze la cantante con la barba non deve nemmeno aprire la bocca per lanciare il suo messaggio. A raccoglierlo ci pensa subito la stampa, dalla BBC inglese che titola "Conchita vince oltre i pregiudizi", a la Taz tedesca, secondo cui "c'è speranza per l'Europa. I cittadini europei votano per la diversità. Questo è un passo avanti!". Conchita fa impazzire anche il web, su twitter un'entusiasta Vladimir Luxuria annuncia “questa estate allora anche io mi lascerò tutti i peli alle gambe e getterò il rasoio alle ortiche ;)”, mentre Jovanotti esclama “Se eravamo avanti!” e posta un vecchio video in cui è travestito da annunciatrice televisiva con la barba. E mentre all’aeroporto di Vienna è stata folla di fan per Conchita di ritorno da Copenaghen, l’ultima frontiera del machismo si spostava sempre più ad est. Dopo i fischi riservati alle rappresentanti russe durante l’esibizione all’Eurovision 2014, Mosca ha risposto con la cifra diplomatica che la contraddistingue. “Il risultato - ha detto il vice premier Rogozin - ha mostrato ai sostenitori dell' integrazione europea il loro futuro europeo: una donna barbuta”. Più pesante il commento del folkoristico tribuno nazionalista russo Vladimir Zhirinovski, che in un' intervista tv ha dichiarato: "E' la fine dell' Europa. Loro non hanno più uomini e donne". Ma il segno dei tempi si coglie anche da questo: un tempo per mettersi contro la Russia ci voleva il pelo sullo stomaco, ora basta un po’ di barbetta.
autore / intelligo
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