La Chiesa riscopre Don Milani

12 maggio 2014 ore 9:57, Americo Mascarucci
E’ dunque giunto il momento per la Chiesa di riabilitare definitivamente il personaggio di
La Chiesa riscopre Don Milani
don Lorenzo Milani? Il contestato parroco di Barbiana è stato protagonista nel raduno delle scuole in piazza San Pietro organizzato sabato scorso dalla Cei alla presenza di papa Francesco. Nel corso del ricco pomeriggio si sono alternate testimonianze di alunni ed insegnanti, momenti musicali, interventi di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno ricordato le loro esperienze scolastiche; e sono stati letti brani dei ragazzi di Barbiana, quella scuola di vita organizzata da don Milani nel suo esilio impostogli dall’arcidiocesi fiorentina per le sue idee troppo rivoluzionarie. “Quel sacerdote ci ha insegnato ad imparare – ha detto papa Francesco – perché un insegnante che non ha imparato molto nella vita non può poi insegnare agli altri”. E di sicuro questa frase non mancherà di scatenare polemiche, ad iniziare ad esempio da quegli irriducibili contestatori di don Milani, come lo scrittore Sebastiano Vassalli, autore di tesi fortemente critiche con il priore di Barbiana ed il suo metodo di insegnamento. I detrattori hanno sempre accusato don Lorenzo di essere un “cattivo maestro”, che con i suoi indottrinamenti ha contribuito alla formazione di quella contestazione studentesca sfociata nel sessantotto italiano. Vassalli ritiene indegna soprattutto quella “Lettera ad una professoressa”, atto d’accusa degli allievi di Barbiana verso un’insegnante colpevole di aver bocciato alcuni di loro che si erano presentati da esterni a sostenere l’esame di stato. Quell’insegnante, secondo Vassalli e company, non aveva fatto altro che il suo dovere, essendo quei ragazzi completamente privi di nozioni ed essendo don Milano un maestro “improvvisato e sbagliato”. Invece quella professoressa diventò un capro espiatorio, il simbolo di un sistema scolastico considerato troppo elitario e poco attento ai diritti delle classi più povere. Quella lettera diventò così un manifesto dell’antiscuola, sventolato nelle scuole e nelle università, quasi quanto il Libretto Rosso di Mao, per contrastare presidi ed insegnanti ritenuti troppo antiquati quanto a mentalità e metodo d’insegnamento. Dentro la Chiesa Don Milani è stato sempre considerato un prete fuori dagli schemi, controverso e discusso, nonostante gli sforzi dell’arcivescovo emerito di Firenze Silvano Piovanelli e di altri porporati di tendenze liberali, di rivalutarne l’operato in chiave positiva. Il suo rapporto con le gerarchie fu sempre molto burrascoso ad iniziare da quello con l’arcivescovo di Firenze Ermenegildo Florit che ostacolò tutte le iniziative partorite a Barbiana; ma anche in Vaticano i nemici non mancarono, vedi il sostituto alla segreteria di stato monsignor Angelo Dell’Acqua, autore di una lettera all’Osservatore Romano e alla Civiltà Cattolica con cui si chiedeva di stroncare “Esperienze Pastorali”, altra opera controversa del sacerdote. Recentemente l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori parlando della canonizzazione di Giovanni XXIII e rispondendo a chi sosteneva che fosse stato proprio Roncalli a spingere perché Esperienze Pastorali fosse censurato e ritirato dal commercio, ha chiarito come da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede non vi sia mai stato alcun pronunciamento di condanna nei confronti di don Milani, né tantomeno della sua opera, ma soltanto una decisione legata a ragioni di opportunità e di prudenza. Nel contesto dell’epoca, fine anni 50 del novecento sostiene Betori, l’uscita del libro fu considerata inopportuna per le tesi che sosteneva e che potevano essere facilmente strumentalizzate dal Partito Comunista; fu per questo che a Roma fu accolto l’invito dell’arcidiocesi fiorentina ad impedirne la divulgazione. Ragioni che oggi non sussistono più, motivo per cui i libri di don Milani, oltre a non essere sconsigliati dalla Chiesa, rappresentano un patrimonio del cattolicesimo italiano, specialmente della Chiesa fiorentina. C’è già chi, anche alla luce delle parole di papa Francesco, vede per don Milani la possibilità di ottenere una piena riabilitazione, tale da sfociare addirittura nell’apertura della causa di beatificazione. Forse si sta correndo troppo, ma per i cultori del mito di Barbiana, certamente quanto ottenuto è sicuramente già motivo di soddisfazione. Una riabilitazione quella di don Milani che tuttavia non può diventare automaticamente una bocciatura per quanti in passato hanno giudicato negativamente l’operato del sacerdote, un operato che comunque la si pensi, pur in presenza di una lettura meno pregiudizialmente ostile, resta controverso e, sotto vari aspetti, fortemente discutibile.
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