Lavoro, la "guerra" dei dati tra Inps e Istat

12 maggio 2015, Luca Lippi
Lavoro, la 'guerra' dei dati tra Inps e Istat
Girandola di dati dopo il primo trimestre 2014, soprattutto sull’occupazione. Ieri sono stati resi noti quelli dell’Inps che purtroppo non si allineano con quelli dell’Istat.

I dati dell’Istat di fine aprile vedono il numero di occupati complessivi in calo di 59 mila unità a marzo con la conseguente disoccupazione risalita al 13% dal 12.8% di febbraio. Quelli dell’Inps si riferiscono al periodo gennaio marzo e parlano soprattutto di “nuovi” contratti a tempo indeterminato (che non sono i contratti a “tempo indeterminato” per come lo abbiamo inteso fino a qualche mese fa); è come quando una nota casa costruttrice di auto di lusso tedesca per aggredire una nuova fetta di mercato lanciò una berlina che era una miniatura della più nota berlina di lusso, per poter far dire anche ai “vorrei ma non posso” di possedere una freccia argento!

L’Inps ci dice che le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state 470.785, innegabile dato positivo, ma perché allora l’Istat non è allineata?

La risposta ce la fornisce lo stesso Tito Boeri, bontà sua, spiegandoci che la differenza dei dati si spiega con il fatto che l’Istat fa ricerche a campione e quindi fornisce cifre differenti dal dato amministrativo e che l’Istituto include nell’occupazione anche quella autonoma e irregolare. Poi ci offre anche un esempio e fa bene perché vogliamo capire:“Se un collaboratore è assunto a tempo indeterminato, nei dati Inps è un contratto di lavoro in più, per l’Istat invece l’occupazione non aumenta”. 

Insomma, fa capire lo stesso Boeri, è un lavoratore in più a tempo indeterminato (utilitaria travestita da auto di lusso). Benissimo, il discorso è chiaro e dal punto di vista amministrativo inappuntabile, tuttavia, nella sostanza il lavoratore è sempre lo stesso, prima era irregolare e ora è regolare. Se poi aggiungiamo che rispetto alla metodologia Istat, l’Inps nel conteggio ci caccia dentro lavoratori autonomi e irregolari allora tutto diventa più chiaro.

I dati reali dunque sono 201.151 unità, circa 67 mila ogni mese, che vengono fuori mischiando ogni tipo di dato anche non omogeneo e funzionale, ma non sottilizziamo perché è evidente propaganda anche se il dato è comunque positivo. 

In questi numeri ci sono anche i lavoratori irregolari che ora emergono grazie agli sgravi contributivi per i datori di lavoro previsti dalla legge di stabilità, con un tetto di 8.060 euro l’anno per tre anni, e chi rinuncerebbe, a queste condizioni, a far emergere il lavoro irregolare che l’Inps, ovviamente, mette nel conto. 

Bisognerebbe assicurarsi che il ‘doping’ del bonus renda veramente stabili questi rapporti di lavoro o se finito l’incentivo, torneranno a licenziare, ma questo lo sapremo dopo le elezioni e allora non avrà più alcuna importanza fare in modo che tutti ne parlino.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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