Lezione inglese: parlamentarismo e maggioritario contro uomo solo al comando

12 maggio 2015, intelligo
Lezione inglese: parlamentarismo e maggioritario contro uomo solo al comando
 di Alessandro Corneli. 

Una chiara indicazione dalle elezioni legislative del Regno Unito: parlamentarismo e sistema elettorale maggioritario, dopo tre secoli, continuano a funzionare bene, nonostante occasionali increspature. 

Molto meglio, comunque, dei sondaggisti, che sono incappati in un’altra clamorosa smentita nonostante il continuo raffinamento dei loro metodi. Quanto ai politologi, inseguendo modelli astratti, dimenticano spesso che, alla fine, in democrazia, decide il popolo, la massa degli elettori, e lo fa su basi cognitive semplici. È vero che, talvolta, le masse si fanno condizionare dai media, ma bisogna fare la tara: John Kennedy vinse nel 1960 perché più telegenico di Richard Nixon oppure il suo minimo margine di vantaggio fu il risultato di un accordo con i poteri forti dello Stato dell’Illinois, come poi è stato confermato? 

Senza dubbio la tv influenzò parecchi elettori e senza dubbio il carisma di Kennedy ebbe un suo ruolo, ma nelle elezioni del 7 maggio, nel Regno Unito, il carisma non ha contato perché sia il vincitore, il conservatore David Cameron, sia lo sconfitto, il laburista Ed Miliband, lo avevano in misura notoriamente scarsa. 

E che dire di Angela Merkel? La verità semplice è che la massa guarda ai fatti concreti e alle proposte realistiche molto più che agli slogan o alle promesse. Solo quando la politica scende di quota e si avvicina ai bisogni reali della gente riacquista credibilità e produce risultati che si possono bene incanalare nelle istituzioni vigenti, indipendentemente dal sistema elettorale che non ha la forza di obbligare, con i suoi meccanismi, a votare in un modo o nell’altro.

Il sistema maggioritario britannico è micidiale, ma solo con i partiti velleitari, come è accaduto per i Lib-Lab, che non hanno saputo, ondeggiando tra conservatori e laburisti, scavarsi un profilo credibile. 

Quanto agli anti-europeisti dell’Ukip, il 12,6% dei voti non è bastato ad andare oltre un solo deputato eletto perché non è sufficiente essere “anti”. Viceversa è stato premiato il Partito nazionale scozzese che, conquistando 56 seggi sui 59 disponibili, ha dimostrato di essere penetrato in profondità nell’opinione pubblica dell’elettorato della Scozia, dando un contenuto concreto al concetto di autonomia da giocare all’interno del parlamentarismo.

A livello generale, per ciò che riguarda l’elettorato britannico nel suo insieme, le sirene del proporzionale non hanno funzionato ed è stata confermata la fiducia nella bontà del parlamentarismo, attribuendo, come è sempre successo dal 1945 ad oggi, 17 volte su 19, la maggioranza assoluta ad un solo partito, che alle prossime elezioni sarà giudicato in base a quello che avrà fatto, non a quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto. 

Senza premi di maggioranza. Perché, nel sistema elettorale maggioritario, il premio di maggioranza si gioca in ogni singolo collegio, ricade sulle spalle dei candidati che i partiti presentano in quel collegio, mantenendo un rapporto tra il vertice del partito e la base elettorale. Questo è il vero contropotere, sufficientemente democratico, che impedisce al sistema di sfociare nella partitocrazia e nell’onnipotenza della segreteria. 

È un contropotere che rispetta le opinioni e gli interessi dei cittadini e non cerca di manipolarlo attraverso una continua modificazione delle regole da parte della maggioranza di turno.
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