Berlusconi flop, ma Renzi teme che il “caimano” la spunti ancora

12 maggio 2015, Americo Mascarucci
Berlusconi flop, ma Renzi teme che il “caimano” la spunti ancora
E se alla fine il “caimano” la spuntasse ancora? Attenzione, a paventare il rischio dell’ennesima resurrezione politica di Silvio Berlusconi stavolta non è il solito commentatore di cose nostrane ma l’unica persona che fino ad oggi è riuscito davvero a mettere in crisi l’ex Cavaliere, ossia il premier Matteo Renzi. Il quale, intervistato da Repubblica Tv, ha ammesso chiaro e tondo che con Berlusconi c’è poco da giocare perché ha dimostrato di avere sette vite come i gatti. 

Quindi non è escluso che anche stavolta possa risorgere magari agevolato dalle spaccature interne al Pd. E’ un messaggio tutto interno al suo partito quello che Renzi ha lanciato, avanzando proprio lo spauracchio di un ritorno di Berlusconi, troppe volte dato per spacciato e altrettante volte risorto dalle proprie ceneri come l’araba fenice facendo macerie degli avversari. E tutte le volte è resuscitato proprio grazie agli errori, ma sarebbe meglio dire gli orrori, del centrosinistra. 

Errori ed orrori che sembrerebbero pronti a ripetersi. Come in Liguria dove il centrosinistra si presenta diviso all’appuntamento delle elezioni regionali a causa del risultato delle primarie contestato da mezzo Pd che ha portato a due candidature contrapposte, quasi regalando su un piatto d’argento la vittoria al centrodestra. E la cosa tutto sommato non sarebbe poi così grave se il candidato di Forza Italia alla presidenza della Regione Liguria altri non fosse che Giovanni Toti portavoce di Berlusconi. Per l’ex Cavaliere piazzare Toti al vertice della Regione già feudo di Claudio Scajola sarebbe senza dubbio un ottimo viatico per tentare quella resurrezione politica cui sembrano però credere in pochi. 

Fra questi pochi c’è però Renzi che ha accusato il partito in Liguria di aver praticato un masochismo estremo, indirizzato proprio a favorire il successo di Forza Italia. Ma il premier sa perfettamente che pur avendo di fronte un centrodestra ridotto quasi a brandelli un po’ ovunque, deve fare i conti con situazioni locali alquanto imbarazzanti. Come in Campania ad esempio dove, con tutto l’aplomb istituzionale, pardon renziano, cui è abituato, Matteo da Firenze ha fatto sapere che certi candidati presenti in liste collegate al candidato del Pd Vincenzo De Luca non li voterebbe mai. 

E certamente Renzi non deve aver fatto nemmeno i salti di gioia nel sapere che De Luca potrà contare sull’appoggio di Ciriaco De Mita, il sindaco di Nusco già leader della Dc negli anni Ottanta, che appena qualche anno fa fu escluso da Veltroni dal Parlamento perché ritenuto espressione della vecchia politica e dunque immeritevole di far parte del nuovo Pd che proprio allora si stava formando. 

De Mita per tutta risposta si candidò con l’Udc senza essere eletto e con l’Udc oggi sostiene la candidatura di De Luca contro Caldoro. Ovviamente Renzi sa perfettamente che per vincere serve l’apporto di tutti ma non può tradire se stesso e le sue idee; quindi come potrebbe mai ammettere che in Campania tutto è perfetto e che non esistono situazioni che imbarazzano il Pd? 

Situazioni che nella sua mente sembrano evocare il fantasma di Berlusconi, l’uomo che fino ad oggi il premier è riuscito a mettere all’angolo, rendendolo quasi irrilevante sia sulla partita del Quirinale che sul piano delle riforme. Ma Berlusconi è un leone ferito che non ha perso la voglia di lottare e anche stavolta, nonostante le ferite maggiori gli siano state inferte dagli stessi amici di partito (leggi Fitto) sembra deciso a riemergere e a fare sul serio. 

Per questo il premier ha sentito il bisogno di strigliare amici ed ex amici come Civati, accusando soprattutto quest’ultimo di praticare un’idea di sinistra vecchia ed obsoleta, lontano da quell’idea di sinistra riformista che a suo giudizio serve per vincere. Il messaggio di Renzi è chiaro; la sinistra vince quando si presenta con il volto mio, non con quello di D’Alema e Bersani che ora potrebbero trovare in Civati proprio l’anti Renzi di sinistra. Insomma l’incubo maggiore per Renzi sembra essere quello di ritrovarsi sulla prima pagina de Il Giornale di Sallusti insieme alle foto di Prodi, D’Alema, Rutelli, Bersani, e magari pure con una bella croce in faccia. 

Cosa hanno in comune i leader sopra citati? Semplice, un po’ tutti hanno dato per morto Berlusconi e se lo sono ritrovati al Governo. Renzi non vuole proprio essere l’ultimo della lista ma semmai restare il primo leader della sinistra riformista che ha messo ko definitivamente l’imbattibile caimano.  Ci riuscirà? 
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