Airbnb affittacamere più redditizio: 3.4mld in Italia e 2.300 euro al “padrone di casa” all'anno

12 maggio 2016 ore 11:34, Luca Lippi
La sharing economy degli alloggi si chiama Airbnb: il rapporto del portale sull'Italia  dice che nel 2015 ha portato 3,4 miliardi (0,22% del pil) all'economia italiana e che ha creato l'equivalente di quasi 100 mila posti di lavoro. Una piattaforma scelta da 3,6 milioni di ospiti in Italia e 1,34 milioni di residenti italiani all'estero e una formula di ospitalità scelta da 83 mila italiani (quasi 20 mila solo su Roma e Milano) che hanno guadagnato in media 2.300 euro a testa all'anno condividendo il proprio alloggio per circa 24 notti. E' il primo studio focalizzato sull'impatto della community di Airbnb in Italia, dopo che analisi simili erano già state realizzate in Francia, a New York, Londra, Giappone e Madrid.  
Airbnb affittacamere più redditizio: 3.4mld in Italia e 2.300 euro al “padrone di casa” all'anno
Secondo la ricerca, Airbnb rappresenta anche un aiuto importante per numerosi host, le persone che offrono un alloggio sulla piattaforma: il reddito di molti di loro è infatti inferiore al reddito medio pro capite in Italia (22.200 euro). 
L'87% degli host ha solo uno o due annunci attivi sulla piattaforma ed è residente nella città in media da 32 anni. Gli host in Italia hanno ricavato 394 milioni durante lo scorso anno, accogliendo ospiti nelle proprie case, mentre questi ultimi - secondo Airbnb - hanno speso 2,13 miliardi presso le attivita' commerciali locali (impatto netto). 
Il rapporto realizzato dalla community della sharing economy applicata agli alloggi è stato presentato a Roma alla presenza del ministro Dario Franceschini,  che ha sottolienato: "Non c'è nessun contrasto terribile o alternativa tra il sistema alberghiero tradizionale e Airbnb. Possono assolutamente convivere, soprattutto in un Paese come l'Italia in cui i numeri del turismo crescono e cresceranno. 
Airbnb aiuta a moltiplicare le mete di attrazione e ad accogliere i turisti anche nei centri minori e nelle periferie e permette ai turisti di vivere una vacanza veramente 'all'italiana', che è uno dei motivi principali per cui gli stranieri ci cercano".
Poi però ci sono anche i dati della Guardia di Finanza: Su Airbnb ci sono oltre 20mila annunci per pernottare a Roma, ma al Comune risultano solo 8600 attività ricettive extra-alberghiere. Significa che ci sono almeno 13.400 fantasmi, che si muovono nel vuoto normativo. A Torino, a fronte di 2446 sistemazioni pubblicate sul portale, appena 341 strutture (13%) hanno presentato la documentazione di inizio attività. Bocciata anche Firenze, dove Airbnb ha appena firmato un accordo con il Comune impegnandosi a versare la tassa di soggiorno. Qui gli annunci sono 7497, ma i bed and breakfast e gli affittacamere registrati non raggiungono i mille. Stessa musica a Napoli con 2432 offerte ma solo 630 attività censite dal Comune. La maglia nera va a Milano: 12841 inserzioni e solo 515 negli elenchi del Comune (4%) nell’anno di Expo. Tra le principali destinazioni turistiche si salvano solo Venezia e Verona. 
Il popolo dei furbetti di Airbnb è un universo multiforme di cui Airbnb non è responsabile, ma c’è un buco normativo che consente questa anomalia, e forse i dati di Airbnb sarebbero anche migliori dei 3,4 miliardi “dichiarati”. 

autore / Luca Lippi
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