Unioni civili, Di Stefano (Fi): "Legge inquietante e incostituzionale. Chiesa assente, Mattarella non firmi"

12 maggio 2016 ore 12:40, Americo Mascarucci
"La legge sulle unioni civili presenta seri dubbi di costituzionalità, il presidente Mattarella dovrebbe non firmarla".
Ne è convionto il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano, parlamentare cattolico che si è battuto in prima linea contro questa legge. Intervistato da Intelligonews spiega perché a suo giudizio il Capo dello Stato non dovrebbe firmarla.

Senatore Di Stefano cosa c'è in questa legge che non va?
"Credo che una legge peggiore non potesse essere fatta, sia sul piano formale che sostanziale. Dal punto di vista formale va censurato il fatto che sia stata messa la fiducia su un provvedimento di natura etica, cosa mai avvenuta fino ad oggi trasgredendo il principio sacrosanto della libertà di coscienza del singolo parlamentare. Dal punto di vista dei contenuti poi la questione è ancora peggiore. Il Presidente Mattarella non dovrebbe firmare una legge del genere".

Per quale motivo?
"Ci sono tanti aspetti ed evidenze che vanno contro il dettato costituzionale. Ad esempio impone l'obbligo giuridico del riconoscimento del legame anche alle coppie etero che non vogliono questo tipo di legame.  In secondo luogo non viene riconosciuto il diritto all'obiezione di coscienza agli amministratori che per ragioni di ordine etico non vogliono riconoscere le unioni civili. Sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno rivolti proprio a salvaguardare il diritto all'obiezione del funzionario pubblico chiamato a registrare le unioni civili. L'emendamento non si è potuto discutere perché è stata messa la fiducia, mentre l'ordine del giorno è stato respinto. Incredibilmente questo è avvenuto anche con il voto contrario dei parlamentari del Nuovo centrodestra che a Roma sostengono come candidato sindaco quel Marchini che ha dichiarato per primo di non voler riconoscere le unioni civili e gay.
Il terzo aspetto poi è ancora più inquietante".

Perché?
"Perché questa legge sancisce il principio dell'infedeltà: il rapporto non si basa più sul sentimento reciproco ma sull'istinto e sull'aspetto economico, ossia sulla pensione di reversibilità. La fedeltà coniugale non è più un requisito essenziale. In pratica ci sarà la libertà di tradire il proprio partner". 

Come giudica l'impegno dei cattolici? Lo ha visto oppure come molti sostengono il mondo cattolico è stato assente in questa partita?
"Dobbiamo distinguere anche qui vari aspetti. Il mondo cattolico inteso come popolo dei fedeli e delle famiglie ha fatto delle battaglie importanti, vedi il Family Day; la Chiesa è stata invece assente, sia a livello di Papato che di Conferenza Episcopale: tranne qualche vescovo coraggioso. Altro dato sconcertante la distanza fra il palazzo e il Paese reale. Quando soltanto 51 parlamentari, pari a circa il 10% degli aventi diritto al voto, dicono no ad una legge del genere, è la dimostrazione più evidente che il popolo non è rappresentato, dal momento che è francamente assurdo pensare che soltanto il 10% degli italiani sia contro questa legge".  

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